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martedì 29 settembre 2026

WOKE

 

L'ideologia «woke» si presenta come vigilanza sulle ingiustizie sociali, sulla discriminazione razziale, sui diritti LGBTQ+#€@&). È di «sinistra», dicono...

In Italia, in questi mesi, un governo di «destra» ha introdotto il reato di femminicidio, sta spingendo la legge sull'antisemitismo e rilancia le proposte sul divieto del velo islamico. La grammatica è la stessa. Non è questo il «woke» di destra?

Il woke non ha colore, è un metodo. Destra e sinistra ne sono l'immagine speculare. Come sempre, due facce della stessa medaglia.





domenica 27 settembre 2026

Chemio da veleno a trattamento

 🔺LA CHEMIOTERAPIA SALVA VITE, TI DICONO. ECCO COSA NON TI HANNO DETTO.🔺


La chemioterapia era a base di gas mostarda. La stessa arma chimica che uccise i soldati nella Prima Guerra Mondiale. I ricercatori osservarono dopo la guerra che i soldati esposti al mostardo azotato avevano un conteggio inferiore di globuli bianchi.

La chiamarono un 'trattamento' e non un veleno e la iniettarono nei pazienti oncologici.


Era il 1946. Otto decenni dopo, è ancora lo standard di cura.


Uno studio epocale, pubblicato sulla rivista Clinical Oncology nel 2004, ha esaminato il contributo complessivo della chemioterapia ai tassi di sopravvivenza a 5 anni negli adulti. 2,1% negli USA. 2,3% in Australia. Non il 50 percento. Non il 30 percento. Il due percento.


Per quel due percento, sono mesi di nausea, danni agli organi, distruzione del sistema immunitario, perdita dei capelli, danni ai nervi e declino cognitivo così grave da avere un nome medico tutto suo: chemo brain. Molti pazienti che "sopravvivono" al cancro muoiono entro pochi anni per i danni causati dal trattamento stesso. Insufficienza cardiaca. Insufficienza epatica.. .. Tumori secondari direttamente dovuti ai farmaci chemioterapici.


Un singolo ciclo di chemioterapia costa da 10.000 a 200.000 dollari. Il mercato globale dei farmaci oncologici nel 2023 era di 223 miliardi di dollari. Non è un sistema sanitario. È un modello di business costruito sulla sofferenza.


Nel frattempo, il dottor Stanislaw Burzynski stava sviluppando la terapia con antineoplaston negli anni '70. Il suo trattamento non tossico prende di mira le cellule tumorali lasciando intatto il tessuto sano. La FDA ha cercato di metterlo in prigione. Cinque volte. Cinque grandi giurie federali. Tutte e cinque hanno rifiutato di incriminarlo, le prove della sopravvivenza dei suoi pazienti erano inconfutabili.


Non stanno cercando una soluzione. Un paziente guarito è una fonte di entrate persa. Un paziente morto è accettabile. Il cliente ideale è un paziente malato che continua a pagare. 💯💯


Quel modello di business verrà chiuso permanentemente. 🔥🔥




sabato 26 settembre 2026

Fentanyl

 Nel 1960, in un laboratorio alle porte di Anversa, un medico di 34 anni lavorava giorno e notte ad una molecola capace di spegnere il dolore dei malati. Lui voleva salvare le persone dalla prigione della sofferenza, quello che la morfina non riusciva più a coprire: il dolore dei malati terminali che urlavano di notte.


Una sofferenza straziante che nessun essere vivente dovrebbe mai provare. 


Lui si chiamava Paul Janssen e, dopo anni di esperimenti, alla fine inventò quell'anestetico. E fu un mezzo miracolo: persone a cui la vita aveva lasciato solo dolore, adesso, si spegnevano in pace, quasi sorridendo.


Quella molecola, quella sostenza decise di chiamarla fentanyl. E superava di cento volte la potenza della morfina.


Per 40 anni la parola fentanyl significava salvezza: ovunque, negli ospedali, se ne faceva uso quando non c'erano più alternative. 

Poi ha trovato la strada. E per nelle periferie degradate delle grandi città degli Stati Uniti la parola fentanyl significava tutt'altra cosa.


Significava droga.

Significava sballo.

Significava adolescenti ridotti come zombie, a dormire in piedi.


Ma soprattutto significava morte.

Tanta, troppa morte.

70mila vite all'anno: ecco quante persone muoiono solo negli Usa di fentanyl.

Il fentanyl è un potente oppioide sintetico nato originariamente per scopi medici come analgesico e anestetico. Ha una potenza devastante: è circa 50 volte più forte dell'eroina e 100 volte più potente della morfina. Negli ultimi anni la sua diffusione illecita ha generato una gravissima crisi sanitaria e sociale a livello globale, in particolare nel Nord America.

Che cos'è il Fentanyl e come agisce
Sviluppato in ambito ospedaliero per la gestione del dolore cronico o oncologico, il fentanyl agisce legandosi ai recettori del dolore nel cervello. 
  • Meccanismo biologico: Interrompe i segnali del dolore e stimola un massiccio rilascio di dopamina, provocando un'intensa sensazione di euforia, rilassamento e benessere. [1]
  • Dipendenza rapida: A causa della sua potenza chimica, genera una fortissima tolleranza e una dipendenza immediata sia fisica che psicologica. [1]
  • Rischio di overdose: La dose letale è microscopica (bastano appena 2 milligrammi). L'overdose causa depressione respiratoria, ipossia (mancanza di ossigeno al cervello), coma e morte. [1]

L'effetto sulla società e la crisi globale
L'abuso e il traffico illecito di fentanyl hanno provocato danni strutturali enormi all'interno del tessuto sociale moderno:
1. Emergenza sanitaria e picco di mortalità
Negli Stati Uniti e in Canada l'abuso ha raggiunto i livelli di una vera e propria epidemia. È la causa principale di morte per overdose, superando di gran lunga le droghe tradizionali. Il sistema sanitario pubblico è sottoposto a una pressione senza precedenti per la gestione dei soccorsi d'urgenza e dei programmi di disintossicazione. [1, 2, 3]
2. Il mercato della contaminazione invisibile
La minaccia sociale più subdola del fentanyl è legata alla sua modalità di distribuzione illecita. Essendo economico da produrre e facile da contrabbandare in piccole quantità, i cartelli del narcotraffico lo utilizzano come agente di taglio per altre sostanze, come cocaina, eroina e metanfetamine, all'insaputa dei consumatori. Questo significa che molte persone subiscono overdose letali senza nemmeno sapere di aver assunto fentanyl. [1]
3. Degradazione urbana e la "Droga degli Zombie"
I media e l'opinione pubblica associano spesso il fentanyl al fenomeno delle "droghe zombie". Chi ne abusa perde parzialmente la coscienza, muovendosi in modo rallentato o rimanendo in stato semicosciente per ore nelle strade. Inoltre, quando il fentanyl viene consumato insieme ad adulteranti tossici come la xilazina (un sedativo veterinario), provoca gravi ulcere cutanee che consumano i tessuti, portando a scenari di profondo degrado urbano e sociale nelle metropoli. [1, 2, 3, 4, 5]
4. Allargamento della platea e impatto socio-economico
A differenza delle droghe del passato, i costi di produzione estremamente bassi hanno abbattuto il prezzo al dettaglio delle dosi. Questo ha reso la sostanza accessibile a chiunque, allargando il consumo anche a fasce di popolazione insospettabili, studenti e lavoratori integrati socialmente, distruggendo intere famiglie indipendentemente dal reddito. [1]
5. Allerta internazionale ed espansione
Mentre il Nord America combatte con la fase più acuta della crisi, l'attenzione dei governi si è spostata in Europa e in Italia. Le forze dell'ordine e le istituzioni sanitarie mantengono un livello di allerta altissimo, implementando piani di prevenzione nazionali per evitare che il mercato clandestino locale venga inondato dalla sostanza. [1, 2] 


Otto volte più letale dell'eroina.

Sai cosa significa?

Che negli anni 90, di overdose, morivano 1500 ragazzi italiani all'anno.


SE IL FENTANYL PRENDE PIEDE NEL NOSTRO PAESE DEVI MOLTIPLICARE QUEL NUMERO PER 8.


Perché con l'eroina potevi sbagliare la dose e svegliarti il giorno dopo. Con il fentanyl, tra la dose che ti stende e quella che ti ferma il cuore, ci passano due milligrammi.


Ora seguimi.


A fine giugno, dalla cassaforte dell'ospedale Israelitico di Roma, sono scomparse delle boccette di Fentanyl.

Tante, tante boccette: "Ci puoi fare 20mila dosi", ha detto la polizia.


Se n'è parlato per un paio di giorni, poi nessuno ha più detto niente. 


In questa settimana, nei balconi della periferia Est di Roma, la gente ha iniziato a filmare gli zombie che camminano per strada.


Gente ferma in piedi due ore, con gli occhi girati, che sbava.


Ragazzi che girano su sé stessi.


Ragazze svenute sui cofani delle auto.


A Roma c'è il Fentanyl e nessuno ne parla.


A ROMA C'È IL FENTANYL E NESSUNO NE PARLA!


Lo stanno testando.

Stanno vedendo come risponde il mercato.

Stanno CREANDO IL LORO ESERCITO DI ZOMBIE! 


In America la strage è cominciata così, ovunque. Prendi un lotto di roba nuova, lo scarichi in una piazza sola, dove la gente si buca già, e aspetti. Se tornano a chiederla, hai un mercato. Se qualcuno ci muore, hai la pubblicità: in strada la roba che ammazza è quella che vogliono tutti.


E a giudicare dai marciapiedi, il test sta andando alla grande.


E a giudicare dai furti, dalle rapine, dagli scippi, dalla violenza che sta esplodendo nei quaetieri come Tor Sapienza, gli acquirenti di fentanyl sono già disposti a tutto.


Paul Janssen cercava solo un modo per cancellare il dolore, e lo ha trovato.

Gli ultimi anni della sua vita ha scelto di trascorrerli in quella che per lui era la città più bella del mondo.

È morto un giorno di Novembre del 2003.

In una casa bellissima, dentro una città bellissima.


A Roma.


- Adamo Romano






mercoledì 23 settembre 2026

OLTRE IL CERVELLO

OLTRE IL CERVELLO

L’anima è immortale? Cosa dice davvero la fisica quantistica sulla coscienza dopo la morte
Una teoria scientifica di Roger Penrose e Stuart Hameroff ipotizza che processi quantistici nei microtubuli dei neuroni partecipino alla coscienza. Ma da qui a sostenere che l’anima sopravviva alla morte c’è un salto enorme. Eppure nuovi lavori pubblicati nel 2025 hanno riacceso un dibattito che sembrava destinato a restare ai margini...

Laura Avalle
22 Settembre 2026
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OLTRE IL CERVELLO
Immagine generata con AI

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“L’anima esiste ed è immortale: lo dimostra la fisica quantistica”. È una di quelle frasi costruite per essere cliccate. Da anni compare ciclicamente su siti, social e video e nel gennaio 2026 è tornata a circolare in Italia collegata ai nomi di Roger Penrose e Stuart Hameroff e persino alle esperienze di premorte. Il problema è che contiene contemporaneamente un pezzo di scienza vera e un’enorme conclusione che la scienza non ha mai dimostrato. Penrose e Hameroff esistono, naturalmente. La loro teoria esiste. È stata pubblicata su riviste scientifiche, discussa, contestata, modificata e continua ancora oggi ad avere sostenitori. Ma nessun esperimento ha dimostrato che “l’anima è immortale”. La storia reale è forse ancora più interessante.

Tutto comincia dentro minuscoli tubi dei nostri neuroni

Roger Penrose, matematico e fisico britannico, e Stuart Hameroff, medico anestesista e studioso della coscienza all’Università dell’Arizona, hanno sviluppato a partire dagli anni Novanta una teoria chiamata Orchestrated Objective Reduction, più conosciuta come Orch OR. L’idea di partenza è radicale. Secondo il modello, per spiegare completamente la coscienza non basterebbero le tradizionali comunicazioni elettriche e chimiche tra neuroni. Un ruolo fondamentale sarebbe svolto anche dai microtubuli, microscopiche strutture proteiche presenti all’interno delle cellule e fondamentali per la loro architettura e per numerose funzioni cellulari. Penrose e Hameroff propongono che nei microtubuli neuronali possano verificarsi processi quantistici coerenti e che particolari eventi quantistici contribuiscano a generare i singoli momenti dell’esperienza cosciente. È un’ipotesi estremamente ambiziosa. Ed è qui che, molti anni dopo, è nata l’“anima quantistica” dei titoli online.

Ma nello studio scientifico l’anima non c’è

Se si va alla pubblicazione più nota di Penrose e Hameroff, la differenza diventa evidente. Nella loro review del 2014 su Physics of Life Reviews gli autori sostengono che la coscienza potrebbe essere collegata a processi quantistici nei microtubuli e, attraverso la proposta di Penrose sulla riduzione dello stato quantistico, alla struttura fondamentale dello spazio-tempo. È già un’affermazione molto controversa. Ma non equivale a dimostrare che l’identità personale continui dopo la morte. E soprattutto “anima” non è una grandezza fisica che gli esperimenti di Orch OR abbiano misurato. Il passaggio da: “forse alcuni fenomeni quantistici partecipano alla coscienza” a “la coscienza lascia il corpo, ritorna nell’Universo ed è immortale” è precisamente il punto in cui una teoria scientifica diventa una speculazione filosofica.

E allora da dove arriva l’idea che qualcosa sopravviva?

Hameroff ha discusso pubblicamente anche la possibilità che l’informazione quantistica associata alla coscienza possa non andare semplicemente perduta quando l’organismo muore. Da queste riflessioni è nata la narrazione secondo cui, al momento della morte, l’“informazione quantistica” contenuta nei microtubuli si disperderebbe nell’Universo e, in caso di rianimazione, potrebbe ritornare nel cervello. Versioni di questa idea vengono utilizzate anche per interpretare le near-death experiences, le esperienze di premorte. Ma attenzione a una parola: ipotesi. Dire che in fisica l’informazione quantistica ha proprietà particolari non significa aver dimostrato che ricordi, personalità, coscienza individuale e identità di una persona continuino a esistere separatamente dal cervello. Sono affermazioni completamente differenti. Non abbiamo oggi un esperimento capace di prendere “l’informazione cosciente” di una persona morta, osservarla fuori dal cervello e dimostrare che continui a contenere quell’individuo.

Però nel 2025 qualcosa si è mosso

Ed è questo che rende la storia molto meno semplice di un normale fact-checking. La teoria Orch OR non è scomparsa. Nel 2025 il neuroscienziato Michael Wiest ha pubblicato su Neuroscience of Consciousness una review nella quale sostiene che alcuni risultati sperimentali recenti siano compatibili con un ruolo dei microtubuli nella coscienza quantistica. Tra gli elementi discussi ci sono effetti quantistici osservati nei microtubuli a temperatura ambiente, possibili interazioni con anestetici e risultati interpretati come compatibili con stati quantistici collettivi nel cervello. L’articolo, però, è esplicitamente una review: non contiene nuovi dati sperimentali propri. Sempre nel settembre 2025, Wiest e Arjan Singh Puniani hanno pubblicato un altro lavoro sul Computational and Structural Biotechnology Journal, sostenendo che Orch OR potrebbe spiegare alcuni cicli discreti della percezione cosciente. Anche in questo caso gli autori parlano di evidenze che, secondo la loro interpretazione, rafforzano la plausibilità del modello. È interessante. Ma nemmeno questi articoli dimostrano l’immortalità dell’anima. Al massimo riaprono una questione molto precedente: può la meccanica quantistica avere un ruolo importante nel funzionamento della coscienza?

Perché molti scienziati rimangono scettici

Orch OR è infatti una delle teorie della coscienza più discusse e controverse. Già nel 2009 un gruppo di ricercatori pubblicò su Physical Review E un’analisi con una conclusione molto dura: nella formulazione allora proposta, i microtubuli non sembravano possedere le proprietà biologiche necessarie per funzionare come il sistema quantistico immaginato dal modello. Nel 2014 gli stessi ricercatori criticarono anche la versione aggiornata della teoria, giudicandola non sufficientemente giustificata scientificamente. Il dibattito non è quindi tra chi “crede nell’anima” e chi non ci crede. È molto più tecnico. La domanda è se stati quantistici sufficientemente robusti possano realmente verificarsi nei microtubuli dei neuroni, durare abbastanza, influenzare l’attività cerebrale e avere soprattutto un ruolo causale nella coscienza. Dimostrare anche tutto questo sarebbe già rivoluzionario. Ma resterebbe ancora da dimostrare che la coscienza possa esistere quando quel cervello non funziona più.

E le esperienze di premorte?

È forse il punto più affascinante. Persone rianimate dopo un arresto cardiaco raccontano talvolta esperienze straordinariamente vivide: sensazione di separarsi dal corpo, luce intensa, incontri con persone morte, pace, percezione di trovarsi in un’altra realtà. Le near-death experiences sono un fenomeno reale come esperienza soggettiva e sono oggetto di ricerca scientifica. Una review del 2024 sugli arresti cardiaci ha trovato percentuali molto variabili, comprese tra circa il 6 e il 39% a seconda degli studi e dei metodi utilizzati.

Ma cosa le produce?

Qui il dibattito è ancora aperto. Una grande review pubblicata nel 2025 su Nature Reviews Neurology propone un modello nel quale diversi processi neurofisiologici e psicologici del cervello sottoposto a una minaccia estrema potrebbero combinarsi e generare l’esperienza di premorte. Nello stesso anno, un’altra review ha invece sostenuto che alcune caratteristiche delle NDE durante arresto cardiaco possano essere considerate compatibili con l’ipotesi di una coscienza non completamente dipendente dal cervello. È però un’interpretazione degli autori, non una dimostrazione sperimentale accettata come conclusiva dalla comunità scientifica. Insomma, perfino nella letteratura peer reviewed convivono letture molto differenti.

Quindi l’anima è immortale?

La risposta scientificamente corretta oggi è semplice: non lo sappiamo e la fisica quantistica non lo ha dimostrato. La scienza non dispone attualmente di una prova sperimentale dell’esistenza di un’anima separata dal corpo né della sua immortalità. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto dicendo che Penrose e Hameroff siano stati inventati da qualche sito esoterico. La loro teoria della coscienza quantistica è una vera teoria scientifica, pubblicata e ancora discussa. È controversa. Ha ricevuto critiche molto pesanti. Negli ultimi anni sono comparsi nuovi lavori che cercano di rafforzarne alcune basi sperimentali. E soprattutto affronta una delle domande che, nonostante decenni di neuroscienze, rimane sorprendentemente difficile: come fa un insieme di cellule, molecole e impulsi elettrici a produrre la sensazione di essere “noi”? È questo il vero mistero.
Forse la domanda più grande non è cosa succede dopo

Potremmo quindi rovesciare completamente il titolo virale. Prima di chiedere alla fisica quantistica di dirci dove va la coscienza dopo la morte, dovremmo riuscire a spiegare con certezza da dove venga mentre siamo vivi. Sappiamo moltissimo sul cervello. Sappiamo quali reti si attivano durante numerosi processi cognitivi, possiamo modificare lo stato di coscienza con anestetici e lesioni cerebrali possono trasformare memoria, percezione e personalità. Ma il passaggio dall’attività fisica del cervello alla nostra esperienza soggettiva resta uno dei grandi problemi aperti della scienza. Ed è probabilmente questo che rende così irresistibile una frase come: “L’anima è immortale, lo dice la fisica quantistica”. Vorremmo che fosse già una risposta. Per ora, invece, è soprattutto una domanda. E una delle più grandi che abbiamo.

Fonti scientifiche: Hameroff S, Penrose R., Consciousness in the universe: A review of the ‘Orch OR’ theory, Physics of Life Reviews, 2014; McKemmish LK et al., Penrose-Hameroff orchestrated objective-reduction proposal for human consciousness is not biologically feasible, Physical Review E, 2009; Reimers JR et al., The revised Penrose-Hameroff orchestrated objective-reduction proposal for human consciousness is not scientifically justified, Physics of Life Reviews, 2014; Wiest MC, A quantum microtubule substrate of consciousness is experimentally supported…, Neuroscience of Consciousness, 2025; Wiest MC, Puniani AS, Conscious active inference II, Computational and Structural Biotechnology Journal, 2025; Martial C et al., A neuroscientific model of near-death experiences, Nature Reviews Neurology, 2025; Kovoor JG et al., Near-death experiences after cardiac arrest: a scoping review, 2024.

Roger Penrose , Stuart Hameroff , Orch OR , Orchestrated Objective Reduction , microtubuli , Università dell'Arizona , Italia , Physics of Life Reviews , Physical Review E , Neuroscience of Consciousness
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martedì 22 settembre 2026

Oltre tutto ci sei TU

Oltre il muro invisibile

di pregiudizi e condizionamenti,

oltre i dogmi e le parole

che hanno dato un nome a te,

c’è un mondo che nessuno vede,

quello vero che hai dentro te.


Tutto ciò che un mondo ipocrita

può vedere da quaggiù

non va oltre quella barriera,

una nuvola di fumo in più.

E se cerchi chi sei davvero

nella nebbia che c’è intorno a te,

tra gli occhi degli altri e i loro giudizi,

non ritroverai mai te.


Vivi oltre ciò che senti,

oltre quello che diranno di te,

oltre l’idea che hanno costruito,

oltre ciò che pensi di essere.

Quella personalità è una maschera,

un disegno che non parla di te,

fatta di leggi inutili e temporali

che non sanno chi sei.


Oltre ci sei tu,

oltre ogni illusione,

oltre quello che gli altri

hanno scritto sul tuo nome.

Oltre ci sei tu,

nel silenzio dentro te,

quando smetti di cercarti fuori

finalmente inizi a vedere.


Esisti nello spazio dentro te,

in quel luogo che non ha confini,

e quando tornerai a incontrarti

sarai ovunque, sarai qui.

Imparerai a guardarti con i tuoi occhi,

senza il filtro di chi non sei,

sarai osservatore della tua vita,

integro nella tua unicità.


Lascia andare l’illusione

che ti imprigiona in stereotipi,

quelle forme nate nel tempo,

quelle gabbie costruite nei pensieri.

Sciogliti nell’infinito

delle possibilità che hai,

dove l’unica variante,

l’unica verità… sei tu.


Oltre ci sei tu,

oltre ogni definizione,

oltre il mondo che ti guarda

e ti assegna una versione.

Oltre ci sei tu,

nel respiro che rimane,

quando cade ogni maschera

e non hai più niente da dimostrare.


Oltre ci sei tu,

oltre il rumore e la paura,

oltre questa vita apparente,

oltre ogni misura.

E quando ti ritroverai

in quello spazio dentro te,

non dovrai più cercare il mondo…

perché il mondo sarà con te.


Oltre ci sei tu. 

domenica 20 settembre 2026

Latte Crudo quesiti e commercio

Immagina questa scena 

Giornalista: "Vendi latte crudo al cancello della fattoria. Non pastorizzato. È un pericolo per la salute pubblica."


Lattivendolo: "A che serve la pastorizzazione?"


Giornalista: "A uccidere i batteri pericolosi."


Lattivendolo: "Da dove vengono?"


Giornalista: "Dal latte."


Lattivendolo: "Dallo sporco, dal secchio e dalla mucca. È arrivata quando il latte di città veniva da mucche malate nelle stalle dietro il pub, trasportato caldo per un giorno e rabboccato alla pompa. Non riuscivano a pulire la latteria, quindi cuocevano il latte."


Giornalista: "E tu pensi di essere al di sopra di tutto questo."


Lattivendolo: "Penso di essere ispezionato. Il bestiame è testato per la tubercolosi. Un uomo viene due volte l'anno e passa la stalla con una torcia. Il latte va in laboratorio 4 volte l'anno. Un risultato negativo e quel pomeriggio mi chiudono."


Giornalista: "La gente si è ammalata con il latte crudo."


Lattivendolo: "Con il latte sporco, come con qualsiasi cosa sporca. 2 estati fa quasi 300 persone in questo paese si sono beccate l'E. coli. Era lattuga, da un panino. Com'è andata la campagna contro l'insalata?"


Giornalista: "L'insalata non comporta lo stesso rischio."


Lattivendolo: "L'insalata non ha un'etichetta. Ogni bottiglia che vendo ha un avviso per legge. Trovamene una su un energy drink, una sigaretta elettronica o un sacchetto di rucola.

Giornalista: "Quindi ammetti che è rischioso."


Lattivendolo: "Ammesso che sono l'unica cosa nel tuo frigo obbligata a dirlo. I miei clienti guidano 40 minuti passando davanti a 3 supermercati, leggono l'avviso e comprano 6 litri. I clienti più informati di tutta la Gran Bretagna."


Giornalista: "Gli esperti sconsigliano di berlo."


Lattivendolo: "Gli esperti consigliavano la margarina. La gente da queste parti lo beve da qualche migliaio di anni. Darò agli esperti il tempo di calmarsi."




Cosa nasconde il Mago di OZ?

IL VERO SIGNIFICATO DEL MAGO DI OZ, QUELLO CHE TI HANNO NASCOSTO


🟨(OZ = Once d’Oro. La Strada di Mattoni Gialli = Lo Standard Oro.)


Ci hanno detto che era una storia per bambini.


In realtà era un avvertimento sui banchieri, i tribunali, le corporazioni e il sistema della finzione legale.


Ecco la verità:


🧠 L’UOMO DI PAGLIA


Non un uomo reale, una creazione legale.

Riceve un certificato invece di un cervello…

proprio come noi riceviamo un Certificato di Nascita che crea la PERSONA legale in MAIUSCOLO.


🛠 L’UOMO DI STAGNO (TIN = Taxpayer Identification Number)


Una macchina senza anima che lavora finché non si blocca e crolla.

Il simbolo del lavoratore che si “arrugginisce” per la tassazione incessante e il lavoro nonstop.


🦁 IL LEONE CODARDO


Ruggito forte, zero coraggio.

Proprio come politici, giudici e funzionari con titoli ma senza vera autorità.


🔥 IL MAGO


Fumo, fuoco e una testa olografica gigante…

ma dietro la tenda c’è solo un omino spaventato.


Una metafora perfetta per il governo moderno:


Illusione di autorità

Sostenuta dalla paura

Nessun vero potere una volta tirata via la tenda


🧹 LA STREGA MALVAGIA (BAR & Enforcers delle Politiche)


Controlla le scimmie volanti, la polizia.

Intimidazione, minacce, paura.

Si scioglie quando esposta alla verità e alla giurisdizione legale.


🌺 IL CAMPO DI PAPAVERI


Dorothy crolla — drogata.

Gli altri no — perché non sono umani reali.

Un avvertimento sulla medicina Rockefeller e la sedazione di massa.


🐶 TOTO (Verità, Totalità)


Toto = “in toto” = “l’intera verità.”

Piccolo, inosservato, ma senza paura.

Toto tira la tenda e smaschera l’illusione.


Ecco perché la Strega lo voleva —

non Dorothy.

La verità è la minaccia più grande per il sistema.


⚡ IL VELO STA CADENDO


Il Mago di Oz non era fantasia.

Era un messaggio in codice:

 • Il sistema bancario è un’illusione

 • Il governo corporativo è una facciata

 • I tribunali sono teatri

 • IL NOME IN MAIUSCOLO non sei tu

 • Il vero potere è sempre stato tuo


Una piccola verità fa crollare l’intera illusione.

 by Brian Clark



sabato 12 settembre 2026

DENATALITÀ

 

Fateci caso, abbiamo una società intera che ripete in coro gli stessi slogan, del tipo "mettere al mondo un figlio oggi è da irresponsabili!".

Frasi confezionate, diventate di senso comune, specie tra i ceti colti e urbani, quelli più esposti alla retorica dell'autorealizzazione individuale.


Queste argomentazioni non sono mai state applicate in nessun'altra epoca della storia umana, che di sofferenza, guerre, carestie e ingiustizie ne ha viste in abbondanza. Se fossero principi validi, i nostri antenati avrebbero dovuto interrompere la specie molto prima di noi. Non lo hanno fatto, e non perché fossero meno consapevoli, ma perché avevano ancora un rapporto sano con il tempo, sapevano che generare un figlio non è una valutazione ottimistica sul presente, ma un atto di fiducia nel futuro come tale, una scommessa metafisica prima ancora che sociale.


I salari sono bassi, gli asili mancano, la vita costa, la società è problematica in generale...nessuno nega queste cose. Ma da qui a finire ai gatti al posto dei figli, alle carriere come unico scopo di vita, all'egoismo, ce ne passa...


Questa mentalità sta creando individui isolati, senza legami intergenerazionali, liberi di consumare senza dover rispondere a nessuno che verrà dopo di loro. A chi giova tutto questo? Chiediamocelo...

Un genitore pensa a trent'anni da qui. Un consumatore perfetto pensa al mese corrente.


Chi consapevolmente ha figli non lo fa perché ignora le difficoltà, le vive ogni giorno sulla propria pelle. Le affronta perché ha capito una cosa che la retorica contemporanea nasconde, ovvero che il senso della vita si trova spendendosi per qualcosa che ci sopravvive. 


La denatalità non è la conseguenza di tempi difficili, è la conseguenza di un'epoca avvelenata da ideologie farlocche, indotta a non credere più in un dopo.


Rassegnazione travestita da razionalità, spacciata per saggezza.

lunedì 7 settembre 2026

Umiliare

Umiliare significa mortificare una persona ledendone la dignità e l'autostima, provocando in lei un profondo senso di inferiorità, vergogna, disagio o isolamento sociale. Dal punto di vista etimologico, il verbo deriva dal latino humiliare (da humilis, "basso", a sua volta legato a humus, "terra"), e indica letteralmente l'atto di "abbassare" qualcuno o costringerlo a sottomettersi. [1, 2, 3, 4, 5]

A differenza dell'umiltà—che è una virtù interiore basata sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla fiducia in se stessi—l'umiliazione è un atto relazionale violento. Essa richiede la presenza di un "umiliatore" (che esercita un potere) e di una vittima, e spesso avviene pubblicamente per amplificare il senso di vergogna. [1, 2, 3, 6, 7, 8]

Effetti psicologici e comportamentali

L'umiliazione viene studiata in psicologia e in neuroscienze come una delle ferite emotive più dolorose e distruttive. Gli effetti principali sulla persona colpita includono: [1, 8]
  • Crollo dell'autostima: Chi viene umiliato tende a interiorizzare il giudizio negativo, iniziando a sottovalutarsi e a perdere totalmente la fiducia nelle proprie capacità. [2, 7]
  • Traumi da vergogna e ferite narcisistiche: Gli episodi vissuti nell'infanzia o a scuola (ad esempio causati da dinamiche asimmetriche con insegnanti o bulli) lasciano ferite profonde che possono richiedere anni di psicoterapia per essere rielaborate. [8, 9]
  • Inerzia e senso di impotenza: L'umiliazione genera un forte senso di impotenza bloccando la capacità di reagire. La vittima si sente immobilizzata o incapace di cambiare la situazione. [10, 11]
  • Rabbia repressa o aggressività: Se da un lato provoca isolamento, dall'altro può accumulare un forte risentimento e sentimenti di vendetta o rabbia distruttiva, sia verso gli altri che verso se stessi. [2]
  • Isolamento sociale: Per paura di rivivere lo stesso disagio o per l'imbarazzo provato, la persona tende a ritirarsi dai contesti sociali e relazionali. [2, 6]
Desideri approfondire questo tema sotto un aspetto specifico? Posso aiutarti se mi indichi se ti interessa:
  • La differenza clinica tra umiliazione, colpa e vergogna.
  • Come gestire o reagire a un'umiliazione sul lavoro o a scuola.
  • L'impatto dell'umiliazione nelle relazioni di coppia.

domenica 6 settembre 2026

Cosa non capisce l'occidente

 Cosa l’Occidente Ancora Non Capisce:


Il Vero Nucleo del Comunismo: La Menzogna Sistemica


La maggior parte delle persone in Occidente pensa di capire il comunismo. Immaginano code per il pane, gulag, piani quinquennali falliti e l’Unione Sovietica collassata. Lo trattano come una teoria economica screditata – un esperimento che ha dimostrato che abolire la proprietà privata non funziona. Caso chiuso, la storia è andata avanti.


Questo malinteso potrebbe essere il fallimento intellettuale più pericoloso del nostro tempo.


Il comunismo non è mai stato primariamente un sistema economico. L’economia era la superficie. Sotto di essa giaceva qualcosa di molto più insidioso: un impegno totale, sistemico, istituzionalizzato alla menzogna. Non una disonestà occasionale. Non propaganda o giri di parole nel senso ordinario. Qualcosa di più profondo – una guerra civilizzatoria contro la verità stessa, condotta attraverso ogni istituzione, ogni aula, ogni giornale, ogni conversazione, finché la realtà stessa diventava negoziabile e la menzogna diventava l’aria che le persone respiravano.


Le Parole che Ci Mancano


La lingua polacca, forgiata da decenni di vita sotto questo sistema, ha prodotto parole per questo fenomeno che l’inglese semplicemente non può eguagliare:


Zakłamanie [zah-kwah-MAH-nyeh] – uno stato di falsità totale, pervasiva, socialmente radicata, una condizione in cui un’intera società è satura di menzogne così彻底 che la verità diventa quasi inaccessibile.

Obłuda [ob-woo-dah] – un’ipocrisia profonda, performativa, il divario tra ciò che viene proclamato e ciò che viene effettivamente praticato, la maschera indossata così a lungo da iniziare a sembrare un volto.


Queste non sono parole per bugiardi individuali. Descrivono un sistema – un modo di organizzazione sociale costruito sulla mendacità organizzata, dove la menzogna non è l’eccezione ma la fondazione. L’inglese non ha una singola parola per nessuno dei due concetti, e quel vuoto linguistico non è una coincidenza. Riflette un vuoto di esperienza. Le culture che non hanno vissuto sotto il comunismo mancano del vocabolario perché mancano della ferita.


E poiché mancano del vocabolario, faticano a riconoscere la cosa quando riappare in nuove vesti.


La Continuità: Comunismo, Sinistrismo, Wokeismo


Quello che oggi chiamiamo wokeismo, o la sinistra radicale più ampia, non è un fenomeno nuovo. È lo stesso sistema operativo che gira su hardware aggiornato. I dettagli sono cambiati – invece del proletariato, abbiamo gruppi identitari marginalizzati; invece dei nemici di classe borghesi, abbiamo razzisti e transfobici; invece del realismo socialista, abbiamo dichiarazioni DEI. Ma la struttura profonda è la stessa.


Quella struttura profonda è questa: la verità non si scopre, si assegna. La realtà non è qualcosa da comprendere onestamente ma qualcosa da narrare strategicamente. La lingua non è uno strumento di comunicazione ma un’arma di potere. E chiunque resista alla narrazione approvata non è semplicemente sbagliato – è pericoloso, e deve essere zittito, umiliato o distrutto.


Questo è zakłamanie nella sua forma moderna. Questa è obłuda che indossa una tessera dei diritti umani.


Lo stesso movimento che insiste sul fatto che gli uomini possono diventare donne insisterà, con uguale fervore, che mettere in discussione questo è un atto di violenza. Le stesse istituzioni che pretendono di difendere l’indagine libera sopprimono sistematicamente il dissenso. Le stesse persone che invocano la tolleranza come loro valore più alto sono tra le forze più intolleranti della vita pubblica. La contraddizione non è accidentale – è strutturale. È il sistema che funziona come progettato.


Perché l’Occidente Ancora Non Capisce


Le persone cresciute in libertà tendono ad assumere, a un certo livello, che i cattivi attori sappiano di stare mentendo. Che da qualche parte dietro la performance ideologica ci sia un operatore cinico che riconosce privatamente la realtà. Questa assunzione è sbagliata, ed è il motivo per cui gli occidentali sottovalutano costantemente con cosa hanno a che fare.


La menzogna totalitaria, nella sua fase matura, non è cinica. È creduta. O meglio, crea una condizione in cui la distinzione tra credenza e performance collassa del tutto. Le persone imparano a dire cose in cui non credono con tale fluidità, e per così tanto tempo, che perdono l’accesso a ciò che pensano realmente. 

Questo sistema non produce solo bugiardi – produce persone che non sono più in grado di distinguere chiaramente la verità dal racconto che sono state addestrate a emettere.


Questo ambiente produce anche una sorta di adattamento cognitivo spesso descritto come doppio pensiero – la capacità di tenere due credenze contraddittorie contemporaneamente, e di accettarle entrambe come vere quando richiesto. Non si tratta solo di mentire agli altri, ma di una tolleranza interna appresa verso la contraddizione stessa, dove le incoerenze sono tollerate perché la sopravvivenza dipende da ciò.

Letteralmente storcendo le menti.


Polacchi, cechi, ungheresi e altri che hanno vissuto tutto questo riconoscono il modello immediatamente quando lo vedono nelle istituzioni occidentali oggi. I processi farsa delle folle su Twitter. Il discorso forzato. I test ideologici per l'impiego. L'occultamento nella memoria di fatti scomodi. Le confessioni ritualistiche di privilegio. A un occhio post-comunista, è inconfondibile.


A occhi che hanno conosciuto solo la libertà, sembra un movimento sociale appassionato, per quanto fuorviante.


Quella lacuna nella percezione – tra coloro che hanno il vocabolario per zakłamanie e coloro che non ce l'hanno – potrebbe essere una delle linee di faglia più decisive nel mondo occidentale oggi. Perché non puoi combattere una malattia che non sai nominare. E non puoi nominare ciò per cui la tua lingua non è mai stata costruita per descrivere.


Il primo compito, quindi, è la traduzione – non solo di parole, ma della comprensione vissuta che quelle parole portano con sé. La menzogna non è un difetto di questo sistema. È il sistema. Fino a quando non si capisce questo, l'Occidente continuerà ad arrivare, perennemente sorpreso, scoprendo che le istituzioni in cui aveva fiducia sono state silenziosamente svuotate dall'interno.



sabato 5 settembre 2026

Specchio della società moderna

 OMBRE


Ci sono quei giorni in cui ci si sente tristi, magari senza motivi particolari.
In quei momenti di "buio" non c'è da correre ai ripari, non c'è  da distrarsi o peggio medicalizzare alcunché.

C'è questa strana fretta di liberarsi dall'ombra... questo atteggiamento è una forma di violenza verso se stessi, un rifiuto di attraversare ciò che va semplicemente attraversato.
L'ombra non è qualcosa da estirpare, chi rifiuta la propria ombra non diventa affatto luminoso, ma cieco.

Non sei tu quella tristezza. Sei ciò che la osserva sorgere e dissolversi, se solo hai il coraggio di non intervenire subito, di non etichettarla come nemica.

Chi attraversa l'ombra senza combatterla, si rafforza, torna diverso.

L'uomo contemporaneo non ha la capacità di stare fermo nel proprio malessere anche solo per un pomeriggio. Vuole la soluzione immediata. E così facendo perde l'unica cosa che quella giornata no gli stava offrendo, ovvero la possibilità di conoscersi.

martedì 1 settembre 2026

Vedere il Suono

COME SI PUÒ VEDERE IL SUONO?


Do.

Re.

Mi.

Fa.

Sol.

La.

Si.


Ogni nota cambia la forma.


Il suono non è un'astrazione.


È una forza.


Un'energia cinetica invisibile.


Capace di scolpire la materia.


Sabbia su una lastra.


Superficie dell'acqua.


Figure di Chladni.


Lì dove la vibrazione è massima, la materia viene respinta.


Si deposita solo nel silenzio.


Allora il suono diventa visibile.


Frequenze basse: figure semplici, primordiali.


Frequenze alte: mandala, frattali, geometria sacra.


L'universo non si limita a cantare.


Si disegna.


Se una semplice nota organizza la materia con tale precisione…


Immaginate il potere delle parole e dei pensieri che fate risuonare in voi ogni giorno.


Tesla:


«Se volete scoprire i segreti dell'universo, pensate in termini di energia, frequenza e vibrazione.»


Una volta che lo vedete, non ascoltate più allo stesso modo.

Depressione e Cervello

 

Salute

Depressione e cervello: scoperto perché l'ippocampo fatica a produrre nuovi neuroni

La formazione di neuroni nell'ippocampo sembra procedere al rallentatore in chi soffre di depressione, sebbene non sia questa la causa della malattia.
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Il cervello di chi è affetto da depressione ha difficoltà a produrre nuovi neuroni, in una regione in cui si pensa che il processo di neurogenesi continui anche in età adulta: l'ippocampo, una parte del cervello che ha un ruolo fondamentale nella memoria e nell'apprendimento.

La realizzazione di un atlante molto dettagliato dell'ippocampo umano adulto ha permesso di osservare come, nel cervello di chi è affetto da depressione maggiore, la nascita di nuovi neuroni subisca un rallentamento prima che le cellule nervose arrivino alla maturità. I risultati dello studio, che potrebbe suggerire nuovi bersagli terapeutici per chi soffre di depressione, sono stati pubblicati su Nature Medicine.

Ricambio generazionale: il ruolo dell'ippocampo

L'analisi si è concentrata sull'ippocampo perché si ritiene che questa struttura, centro della memoria, conservi cellule progenitrici dei neuroni nonché cellule neurali in diversi stati di maturazione.

A lungo si è ritenuto che nel cervello adulto la produzione di nuovi neuroni fosse sostanzialmente cessata, ma negli ultimi anni si è fatta largo l'ipotesi che nell'ippocampo continui ad avvenire, e che una parte dei neuroni in questa struttura sia periodicamente rinnovata. Comunque, l'entità del processo di neurogenesi (la formazione di nuovi neuroni) nel cervello adulto è ancora oggetto di discussione.

Le varie età dei neuroni e l'analisi genica

Un gruppo di neuroscienziati della Columbia University di New York ha analizzato post-mortem il tessuto cerebrale di 30 persone, 11 delle quali affette da depressione maggiore o depressione clinica. Il sequenziamento dell'RNA nel nucleo di quasi 500 mila cellule dell'ippocampo ha fornito una "fotografia" dell'attività genica di ciascuna cellula. E poiché gli scienziati sanno quali geni sono associati alle varie "età" di una cellula, cioè alle sue diverse fasi di maturazione, questa istantanea ha permesso di capire in che stadio di vita si trovassero le cellule analizzate.

Maturazione azzoppata: cosa succede nelle fasi intermedie

Con queste informazioni, gli scienziati hanno individuato una traiettoria nella genesi di nuovi neuroni: si inizia dalle cellule staminali neurali, che diventano poi progenitrici neurali intermedie, quindi precursori dei neuroni (neuroblasti), infine neuroni immaturi. Chi al momento della morte soffriva di depressione, mostrava una maggiore prevalenza di cellule staminali neurali e una minore di neuroblasti, rispetto al gruppo di controllo. Come se le carte di partenza per produrre nuovi neuroni fossero presenti, ma qualcosa in una qualche fase del processo fosse poi andata storta.

Tuttavia, questi pazienti non mostravano una minore proporzione di neuroni immaturi rispetto agli altri, cosa che sarebbe accaduta se la neurogenesi si fosse bloccata.

Relazione da chiarire ed eventuali nuovi bersagli terapeutici

Lo studio non permette di chiarire se la difficoltà nel produrre nuovi neuroni abbia un ruolo nella genesi della depressione, una malattia che coinvolge diverse aree cerebrali oltre all'ippocampo, o se invece sia più probabile il contrario, che la depressione determini difficoltà nel processo di neurogenesi.

Tuttavia, la scoperta apre le porte a possibili bersagli terapeutici contro questa difficoltosa produzione di cellule nervose: diverse vie metaboliche, tra quelle individuate dai ricercatori come potenzialmente responsabili del disturbo del processo di neurogenesi (come lo stress cellulare, un'alterata plasticità delle sinapsi, o l'attivazione immunitaria) sono infatti potenzialmente trattabili con farmaci.

1 settembre 2026 Elisabetta Intini
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