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martedì 25 agosto 2026

Vaccinismo come Religione

 Il vaccinismo è una religione.

Nel modo in cui viene propagandato, i toni che vengono usati, il clima da caccia alle streghe, non c'è nulla di ragionevole e scientifico.

È credenza dogmatica, è isteria di massa, è paura messa in atto.

È possibile discutere con chi accetta di stare sul piano della ragionevolezza, del buon senso, della realtà, della scienza non totalitaria.

Non puoi discutere con chi fa dello scientismo un dogma religioso che è peccato discutere, chi ha come argomento l'insulto, la derisione, la violenza verbale.

La bambina morta per presunta difterite è stata rimandata a casa dall'ospedale con diagnosi di tonsillite. Se fosse stata curata subito probabilmente sarebbe viva.

Che questo non venga tenuto in considerazione, dice tutto della malafede, della cattiveria, del condizionamento di menti terrorizzate.

Quelle stesse menti che hanno considerato Camilla una vittima da sacrificare sull'altare del vaccinismo. Non si può parlare di Camilla perché parlare di lei significa toccare il dogma vaccinista.

Non ha senso discutere con chi ti augura la morte perché pensi e non ti inginocchi agli idoli. Non è cattiveria, non è codardia. È esame di realtà.


Discutere è inutile. Forse dannoso, perché più discuti più alimenti l'isterismo.

Alcuni vanno in modalità esorcismo.


È piuttosto giusto, etico, doveroso, sostenere quei genitori che ogni giorno combattono per tutelare i loro bambini.

Oggi è un atto eroico.

E non stanno solo facendo scudo ai loro figli.

Sono un argine al male che dilaga per il silenzio di troppi.

giovedì 30 luglio 2026

Il tempo sospeso

Ricordo con affetto l'amore di allora,

la luce che ci brillava negli occhi

in quel tempo trascorso con te.

Pomeriggi ovattati d'entusiasmo 

la gioia di vedersi nei volti e negli occhi 

Andiamo...Vicini noi, lontano dagli altri,

giri in macchina ad attraversare la città,

fatti di discorsi, battute e sorrisi,

silenzi complici e sguardi d'intesa.

Ricordo i tuoi occhi innamorati,

quando, fermi e incuranti dei passanti,

ci baciavamo.

Un momento capace di fermare il tempo,

in un mondo fatto solo per noi:

abbracciati in macchina,

sotto un mantello di stelle.

Sogni e promesse sussurrate a pochi millimetri,

e poi baci infiniti.

Il tempo ci riporta al presente,

e tu sei qui tra le mie braccia,

così bella e dolce.

Mi dici che si è fatto tardi,

ti riaccompagno a casa...

un ultimo bacio prima di andare.

Suona il telefono, mi desto e ritorno in me 

qui nel adesso

Tu per Sempre 


©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

mercoledì 29 luglio 2026

Fuori piove

 Emergi radiosa

da una luce abbagliante,

entri nel sogno varcando la soglia.

Hai mari profondi negli occhi, a ricordare

sorrisi di madreperla

trovati sulle rive dei ricordi.

Ci ritroviamo al tramonto,

quando il sole cala nel mare

in un silenzio assordante.

Parole trattenute dietro gli occhi,

come nuvole cariche di pioggia

che tuonano nell'attesa

e coprono la spiaggia.

Poi suona la sveglia...

fuori piove.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

martedì 28 luglio 2026

Drogato di niente

Che ne è di me,

dei sogni, dell'amore...

profondo come il mare?

Negli occhi non ho più un mare

da poter guardare,

adesso.

Che ne è della mia fede,

dell'amore smarrito,

ferito, deluso...

o forse era quello giusto, forse no?

Chissà.

Solo e muto in un silenzio assordante 

vengo risucchiato nel vuoto 

che ho fatto attorno a me 

Resto soltanto un tossico,

Deluso arrabbiato e codardo

per aver imboccato

strade sbagliate.

Emozioni che fanno male,

illuse da diversivi

che non curano il dolore.

Un passatempo inutile,

un elegante inganno:

credere di uscire ancora vivo, da qui.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

Insolito Rituale

Mi sento bloccato in una specie di loop,

tra solitudine e disperazione…

e non so nemmeno perché, almeno per ora.

So cosa provo,

so che devo finire ciò che ho iniziato.

I giorni giungono a togliere la maschera

ai giorni che scivolano via,

tra le braccia di una routine

che ci teniamo stretta

in un insolito rituale: l'abitudine.

Lavoriamo, usciamo, balliamo, scopiamo…

ignorando ciò che siamo davvero.

Personalità nulle,

pupazzi avvolti in bei vestiti

che sgambettano su un volgare palcoscenico,

imprigionati nel tempo

che scorre come sabbia in una clessidra.

Siamo fotocopie di giorni sempre uguali,

vomitate da una macchina impazzita:

finché avrai pagine sarai stampato,

poi verrai sostituito

da una nuova generazione di idioti,

ingoiati dai social.

È difficile persino immaginare

le immagini e il rumore

che pompano dentro al cervello,

e chiedersi quando cambieranno frequenza.

Ma se riesci a capire ciò che ti controlla

e cambi le regole su ciò che tu controlli,

allora cambi le regole

su ciò che loro controllano.

Sto impazzendo.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

sabato 25 luglio 2026

La lampada accesa

Un flash di luce abbagliante

sfuma in un sogno

e d’improvviso... tu.

Un fremito mi assale,

risale lungo il corpo.

La nebbia sugli occhi dell'anima,

le foschie che mi tenevano prigioniero

della nostalgia dietro una finestra,

si dissolvono al tuo avanzare.

Quando ti fai vicina,

l'anima si illumina,

incontra il sublime nella tua:

si sollevano unendosi,

danzano al ritmo di una musica

che gli altri non sentono.

Poi, occhi negli occhi,

ci perdiamo, muti e immobili

nel silenzio del mondo,

mentre i cuori battono all'unisono

un ritmo soltanto nostro.

Il sogno si spegne.

La lampada resta accesa.

Mi alzo, vado in bagno,

poi mi rollo una canna

mentre scrivo tutto questo.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

Arthur Schopenhauer Nelle radici del silenzio

 Schopenhauer, «Nelle radici del silenzio»: la lezione per ritrovare la pace dentro di noi

Per Schopenhauer la pace non nasce dal caso, ma matura dal silenzio. Ecco perché per il filosofo tedesco tacere è la forma più alta di saggezza

Schopenhauer e il valore del silenzio

Viviamo immersi in un rumore che sembra non fermarsi mai. Notifiche, messaggi, video, opinioni e parole riempiono ogni momento della giornata, lasciando sempre meno spazio al silenzio e all’ascolto di noi stessi.


È proprio in questo contesto che una frase attribuita ad Arthur Schopenhauer torna a colpire per la sua forza: «Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace». Un’immagine semplice, ma capace di raccontare un bisogno sempre più raro: fermarsi, allontanarsi dal caos e ritrovare un luogo interiore in cui respirare.


Per il filosofo tedesco, il silenzio non è vuoto, isolamento o assenza di vita. È uno spazio fertile, nel quale i pensieri si calmano, le emozioni diventano più chiare e ciò che ci pesa può finalmente perdere intensità.


La metafora dell’albero suggerisce che la pace non arriva all’improvviso. Ha bisogno di radici, tempo e cura. Nasce quando impariamo a sottrarci, almeno per qualche momento, al rumore esterno e a quello che portiamo dentro. Ma perché il silenzio riesce ad avere un effetto così profondo sul nostro equilibrio?

La metafora della natura: un silenzio vivo che dà frutti

A un primo sguardo, il silenzio potrebbe sembrare un vuoto, un'assenza, una mancanza di suono o di azione. Schopenhauer ribalta completamente questa prospettiva: il silenzio non è una stasi sterile, ma un albero vivo.


Un albero necessita di tempo, di radici salde nel terreno e di stagioni diverse per crescere. Non produce frutti dall'oggi al domani. Allo stesso modo, la pace dello spirito non è un risultato immediato o una condizione che si può comprare o improvvisare. È il risultato di un processo graduale di maturazione interiore. Se coltiviamo il silenzio, ovvero la capacità di fermarci, di non reclinare subito la mente verso il rumore esterno, la conseguenza naturale (il "frutto") sarà una profonda serenità.

Il silenzio come rifugio dalla "volontà di vivere"

Per comprendere appieno la portata di questo aforisma, è utile richiamare il cuore del pensiero filosofico di Schopenhauer. Secondo il pensatore tedesco, la vita umana è mossa dalla Volontà (Wille), un'impulsiva e irrazionale forza cieca che ci spinge costantemente a desiderare, pretendere, reagire ed entrare in conflitto con gli altri. Quando desideriamo qualcosa soffriamo per la sua assenza; quando la otteniamo, subentra rapidamente la noia o la ricerca di un nuovo traguardo.


In questo perenne galleggiare tra dolore ed insoddisfazione, il silenzio agisce come una tregua salvifica. Tacere e far tacere il brusio del mondo significa sospendere temporaneamente le pretese della Volontà. Il silenzio è lo spazio protetto in cui la mente smette di essere schiava dell'impulso e ritrova il controllo di sé.

Silenzio scelto e. silenzio subito: una distinzione fondamentale

È importante sottolineare che il filosofo non elogia qualsiasi forma di silenzio. Esiste infatti un silenzio subito, quello imposto dall'isolamento forzato, dalla paura di parlare o dalla censura, che genera sofferenza e alienazione. L'albero di cui parla Schopenhauer nasce invece da un silenzio consapevole e volontario:


È la scelta di non rispondere d'impulso a una provocazione

È la decisione di preservare la propria energia mentale anziché disperderla in conversazioni superficiali

È la facoltà di ascoltare prima di giudicare.

Questo tipo di silenzio richiede disciplina e maturità emotiva, ed è l'unico capace di far maturare la vera pace.

L'attualità di Schopenhauer nell'era dell'iperconnessione

Sebbene scritta nel XIX secolo, la riflessione di Schopenhauer suona straordinariamente contemporanea. Oggi viviamo immersi in un flusso ininterrotto di stimoli visivi e sonori: social network, messaggi istantanei, dibattiti polarizationi e la costante pressione a essere sempre "presenti" e "visibili".


Questa sovrabbondanza di parole ha svalutato il significato stesso della comunicazione. Spesso parliamo non per dire qualcosa di valore, ma per paura del vuoto. Coltivare "l'albero del silenzio" nell'era digitale significa applicare una forma di ecologia della mente: disconnettersi dal superfluo per riconnettersi con la propria dimensione interiore.

Come coltivare il silenzio nella vita di tutti i giorni

Applicare la lezione di Schopenhauer non significa ritirarsi su una montagna o diventare eremiti. Significa integrare piccoli spazi di decongestione verbale ed emotiva nella quotidianità:


Praticare la pausa prima di reagire: di fronte a un'offesa o a un disaccordo, concedersi qualche secondo di silenzio evita risposte dettate dalla rabbia

Selezionare le parole: chiedersi se ciò che stiamo per dire sia utile, gentile o necessario

Cercare momenti di solitudine rigenerante: dedicare anche solo 10-15 minuti al giorno alla lettura, alla meditazione o a una passeggiata senza auricolari né notifiche

La pace come traguardo possibile

«Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace» è molto più di una frase poetica: è un invito pratico all'autodifesa emotiva. In un mondo che grida, il silenzio non è una resa, ma la più alta forma di libertà e saggezza. Imparare a coltivarlo richiede pazienza, ma il frutto che regala — una serenità inattaccabile dagli eventi esterni — è il dono più prezioso che possiamo fare a noi stessi.