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giovedì 30 luglio 2026

Il tempo sospeso

Ricordo con affetto l'amore di allora,

la luce che ci brillava negli occhi

in quel tempo trascorso con te.

Pomeriggi ovattati,

giri in macchina ad attraversare la città,

fatti di discorsi, battute e sorrisi,

silenzi complici e sguardi d'intesa.

Ricordo i tuoi occhi innamorati,

quando, fermi e incuranti della gente,

ci baciavamo.

Un momento capace di fermare il tempo,

in un mondo fatto solo per noi:

abbracciati in macchina,

sotto un mantello di stelle.

Sogni e promesse sussurrate a pochi millimetri,

e poi baci infiniti.

Il tempo ci riporta al presente,

e tu sei qui tra le mie braccia,

così bella e dolce.

Mi dici che si è fatto tardi,

ti riaccompagno a casa...

un ultimo bacio prima di andare.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

mercoledì 29 luglio 2026

Fuori piove

 Emergi radiosa

da una luce abbagliante,

entri nel sogno varcando la soglia.

Hai mari profondi negli occhi, a ricordare

sorrisi di madreperla

trovati sulle rive dei ricordi.

Ci ritroviamo al tramonto,

quando il sole cala nel mare

in un silenzio assordante.

Parole trattenute dietro gli occhi,

come nuvole cariche di pioggia

che tuonano nell'attesa

e coprono la spiaggia.

Poi suona la sveglia...

fuori piove.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

martedì 28 luglio 2026

Drogato di niente

Che ne è di me,

dei sogni, dell'amore

profondo come il mare?

Negli occhi non ho più un mare

da poter guardare,

adesso.

Che ne è della mia fede,

dell'amore smarrito,

ferito, deluso...

o forse era quello giusto, forse no?

Chissà.

Solo e muto in un silenzio assordante 

vengo risucchiato nel vuoto 

che ho fatto attorno a me 

Resto soltanto un tossico,

Deluso arrabbiato e codardo

per aver imboccato

strade sbagliate.

Emozioni che fanno male,

illuse da diversivi

che non curano il dolore.

Un passatempo inutile,

un elegante inganno:

credere di uscire ancora vivo, da qui.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

Insolita Rituale

Mi sento bloccato in una specie di loop,

tra solitudine e disperazione…

e non so nemmeno perché, almeno per ora.

So cosa provo,

so che devo finire ciò che ho iniziato.

I giorni giungono a togliere la maschera

ai giorni che scivolano via,

tra le braccia di una routine

che ci teniamo stretta

in un insolito rituale: l'abitudine.

Lavoriamo, usciamo, balliamo, scopiamo…

ignorando ciò che siamo davvero.

Personalità nulle,

pupazzi avvolti in bei vestiti

che sgambettano su un volgare palcoscenico,

imprigionati nel tempo

che scorre come sabbia in una clessidra.

Siamo fotocopie di giorni sempre uguali,

vomitate da una macchina impazzita:

finché avrai pagine sarai stampato,

poi verrai sostituito

da una nuova generazione di idioti,

ingoiati dai social.

È difficile persino immaginare

le immagini e il rumore

che pompano dentro al cervello,

e chiedersi quando cambieranno frequenza.

Ma se riesci a capire ciò che ti controlla

e cambi le regole su ciò che tu controlli,

allora cambi le regole

su ciò che loro controllano.

Sto impazzendo.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

sabato 25 luglio 2026

La lampada accesa

Un flash di luce abbagliante

sfuma in un sogno

e d’improvviso... tu.

Un fremito mi assale,

risale lungo il corpo.

La nebbia sugli occhi dell'anima,

le foschie che mi tenevano prigioniero

della nostalgia dietro una finestra,

si dissolvono al tuo avanzare.

Quando ti fai vicina,

l'anima si illumina,

incontra il sublime nella tua:

si sollevano unendosi,

danzano al ritmo di una musica

che gli altri non sentono.

Poi, occhi negli occhi,

ci perdiamo, muti e immobili

nel silenzio del mondo,

mentre i cuori battono all'unisono

un ritmo soltanto nostro.

Il sogno si spegne.

La lampada resta accesa.

Mi alzo, vado in bagno,

poi mi rollo una canna

mentre scrivo tutto questo.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941

Arthur Schopenhauer Nelle radici del silenzio

 Schopenhauer, «Nelle radici del silenzio»: la lezione per ritrovare la pace dentro di noi

Per Schopenhauer la pace non nasce dal caso, ma matura dal silenzio. Ecco perché per il filosofo tedesco tacere è la forma più alta di saggezza

Schopenhauer e il valore del silenzio

Viviamo immersi in un rumore che sembra non fermarsi mai. Notifiche, messaggi, video, opinioni e parole riempiono ogni momento della giornata, lasciando sempre meno spazio al silenzio e all’ascolto di noi stessi.


È proprio in questo contesto che una frase attribuita ad Arthur Schopenhauer torna a colpire per la sua forza: «Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace». Un’immagine semplice, ma capace di raccontare un bisogno sempre più raro: fermarsi, allontanarsi dal caos e ritrovare un luogo interiore in cui respirare.


Per il filosofo tedesco, il silenzio non è vuoto, isolamento o assenza di vita. È uno spazio fertile, nel quale i pensieri si calmano, le emozioni diventano più chiare e ciò che ci pesa può finalmente perdere intensità.


La metafora dell’albero suggerisce che la pace non arriva all’improvviso. Ha bisogno di radici, tempo e cura. Nasce quando impariamo a sottrarci, almeno per qualche momento, al rumore esterno e a quello che portiamo dentro. Ma perché il silenzio riesce ad avere un effetto così profondo sul nostro equilibrio?

La metafora della natura: un silenzio vivo che dà frutti

A un primo sguardo, il silenzio potrebbe sembrare un vuoto, un'assenza, una mancanza di suono o di azione. Schopenhauer ribalta completamente questa prospettiva: il silenzio non è una stasi sterile, ma un albero vivo.


Un albero necessita di tempo, di radici salde nel terreno e di stagioni diverse per crescere. Non produce frutti dall'oggi al domani. Allo stesso modo, la pace dello spirito non è un risultato immediato o una condizione che si può comprare o improvvisare. È il risultato di un processo graduale di maturazione interiore. Se coltiviamo il silenzio, ovvero la capacità di fermarci, di non reclinare subito la mente verso il rumore esterno, la conseguenza naturale (il "frutto") sarà una profonda serenità.

Il silenzio come rifugio dalla "volontà di vivere"

Per comprendere appieno la portata di questo aforisma, è utile richiamare il cuore del pensiero filosofico di Schopenhauer. Secondo il pensatore tedesco, la vita umana è mossa dalla Volontà (Wille), un'impulsiva e irrazionale forza cieca che ci spinge costantemente a desiderare, pretendere, reagire ed entrare in conflitto con gli altri. Quando desideriamo qualcosa soffriamo per la sua assenza; quando la otteniamo, subentra rapidamente la noia o la ricerca di un nuovo traguardo.


In questo perenne galleggiare tra dolore ed insoddisfazione, il silenzio agisce come una tregua salvifica. Tacere e far tacere il brusio del mondo significa sospendere temporaneamente le pretese della Volontà. Il silenzio è lo spazio protetto in cui la mente smette di essere schiava dell'impulso e ritrova il controllo di sé.

Silenzio scelto e. silenzio subito: una distinzione fondamentale

È importante sottolineare che il filosofo non elogia qualsiasi forma di silenzio. Esiste infatti un silenzio subito, quello imposto dall'isolamento forzato, dalla paura di parlare o dalla censura, che genera sofferenza e alienazione. L'albero di cui parla Schopenhauer nasce invece da un silenzio consapevole e volontario:


È la scelta di non rispondere d'impulso a una provocazione

È la decisione di preservare la propria energia mentale anziché disperderla in conversazioni superficiali

È la facoltà di ascoltare prima di giudicare.

Questo tipo di silenzio richiede disciplina e maturità emotiva, ed è l'unico capace di far maturare la vera pace.

L'attualità di Schopenhauer nell'era dell'iperconnessione

Sebbene scritta nel XIX secolo, la riflessione di Schopenhauer suona straordinariamente contemporanea. Oggi viviamo immersi in un flusso ininterrotto di stimoli visivi e sonori: social network, messaggi istantanei, dibattiti polarizationi e la costante pressione a essere sempre "presenti" e "visibili".


Questa sovrabbondanza di parole ha svalutato il significato stesso della comunicazione. Spesso parliamo non per dire qualcosa di valore, ma per paura del vuoto. Coltivare "l'albero del silenzio" nell'era digitale significa applicare una forma di ecologia della mente: disconnettersi dal superfluo per riconnettersi con la propria dimensione interiore.

Come coltivare il silenzio nella vita di tutti i giorni

Applicare la lezione di Schopenhauer non significa ritirarsi su una montagna o diventare eremiti. Significa integrare piccoli spazi di decongestione verbale ed emotiva nella quotidianità:


Praticare la pausa prima di reagire: di fronte a un'offesa o a un disaccordo, concedersi qualche secondo di silenzio evita risposte dettate dalla rabbia

Selezionare le parole: chiedersi se ciò che stiamo per dire sia utile, gentile o necessario

Cercare momenti di solitudine rigenerante: dedicare anche solo 10-15 minuti al giorno alla lettura, alla meditazione o a una passeggiata senza auricolari né notifiche

La pace come traguardo possibile

«Dall’albero del silenzio pende il suo frutto, la pace» è molto più di una frase poetica: è un invito pratico all'autodifesa emotiva. In un mondo che grida, il silenzio non è una resa, ma la più alta forma di libertà e saggezza. Imparare a coltivarlo richiede pazienza, ma il frutto che regala — una serenità inattaccabile dagli eventi esterni — è il dono più prezioso che possiamo fare a noi stessi.

giovedì 23 luglio 2026

Jeffrey Dahamer "il Cannibale di Miwaukee"

 Ecco una sintesi biografica e criminologica sul caso di Jeffrey Dahmer, conosciuto anche come il "Cannibale di Milwaukee" o il "Mostro di Milwaukee", uno dei serial killer più famosi ed efferati della storia americana.

Chi era Jeffrey Dahmer?

Nato a Milwaukee (Wisconsin) il 21 maggio 1960, Jeffrey Lionel Dahmer è stato responsabile dell'uccisione di 17 giovani uomini e ragazzi tra il 1978 e il 1991. I suoi crimini si distinsero per la particolare cruenza e la presenza di necrofilia, mutilazioni, smembramento di cadaveri e atti di cannibalismo.

Criminodinamica e Modus Operandi

 * Adescamento: Dahmer adescava le sue vittime principalmente in bar, locali gay, saune o fermate dell'autobus. Molte delle sue vittime appartenevano a minoranze etniche (in gran parte giovani afroamericani e asiatici).

 * Tecnica: Offriva alle vittime denaro per posare per delle fotografie o per bere qualcosa insieme nel suo appartamento. Una volta in casa, somministrava loro bevande contenenti ingenti dosi di sedativi.

 * Conservazione e rituali: Una volta rese incapaci di reagire, le vittime venivano strangolate. Successivamente, Dahmer ne smembrava i corpi, conservando parti anatomiche (teschi, scheletri, organi) all'interno di contenitori, frigoriferi o soluzioni acide, scattando anche foto ai resti.

 * Gli esperimenti: Cercò anche di creare delle "bambole umane" o partner sottomessi iniettando acido o acqua bollente nel cervello delle sue vittime ancora in vita tramite perforazione cranica.

Cattura, Processo e Morte

 * L'arresto (1991): Il 22 luglio 1991, una delle sue potenziali vittime, Tracy Edwards, riuscì a fuggire dal suo appartamento con le manette a un polso e ad avvisare la polizia. Gli agenti perquisirono l'abitazione trovando prove fotografiche e resti umani.

 * Il processo (1992): Venne giudicato sano di mente e in grado di intendere e volere al momento dei fatti. Fu condannato a 16 ergastoli (equivalenti a circa 957 anni di carcere).

 * Morte (1994): Il 28 novembre 1994, mentre stava scontando la pena nel carcere di Columbia Correctional Institution a Portage, venne aggredito e ucciso a bastonate da Christopher Scarver, un altro detenuto affetto da schizofrenia.

Impatto sociologico e mediatico

Il caso di Dahmer provocò un forte impatto negli Stati Uniti:

 * Critiche alle forze dell'ordine: Emersero grave negligenze da parte della polizia locale, accusata di non aver approfondito le denunce dei vicini di casa e di aver sottovalutato le sparizioni perché legate a minoranze etniche o alla comunità omosessuale.

 * Cultura di massa: La sua figura ha ispirato numerosi libri, documentari e serie TV true crime, tra cui la miniserie prodotta da Netflix "Dahmer - Mostro: La storia di Jeffrey Dahmer" e la docuserie "Conversazioni con un killer: I

l caso Dahmer".

Ecco un approfondimento analitico che esamina la figura di Jeffrey Dahmer sotto il profilo psicologico, le fallimene sistemiche delle forze dell'ordine e il contesto socio-culturale del suo caso.

1. Profilo Psicologico e Diagnostico

Durante il processo del 1992, la salute mentale di Dahmer fu al centro del dibattito legale e psichiatrico. Sebbene la giuria lo abbia dichiarato sano di mente e penalmente perseguibile (in grado di comprendere la natura dei suoi gesti e di intendere e volere al momento dei fatti), gli esperti gli diagnosticarono diversi disturbi e condizioni:

 * Disturbo Borderline di Personalità (DBP): Caratterizzato da un terrore incontrollabile dell'abbandono. Gli psichiatri evidenziarono come la volontà di conservare i corpi o parti di essi (attraverso l'imbalsamazione, la conservazione di teschi o la necrofilia) fosse il suo modo distorto di non far mai "andare via" le sue vittime.

 * Disturbo Antisociale di Personalità: Mancanza di empatia per le sofferenze altrui, manipolazione, disprezzo per le regole sociali e forte egocentrismo.

 * Dipendenza comportamentale e Parafilie: Diversi analisti e criminologi descrissero il suo impulso a uccidere come una vera e propria dipendenza progressiva e incontrollabile, accompagnata da complesse parafilie (necrofilia, cannibalismo e necrofagia).

 * Tentativi di "Zombificazione": Dahmer praticò perforazioni craniche e iniezioni di sostanze chimiche (come acido o acqua bollente) nei cervelli di alcune vittime ancora in vita, con la delirante speranza di annullare la loro volontà mantenendole però in vita come "partner sottomessi".

2. Le Mantenute e i Fallimenti delle Forze dell'Ordine

Il caso Dahmer è ricordato anche per i gravi errori sistemici ed operativi della polizia di Milwaukee:

 * L'episodio di Konerak Sinthasomphone (maggio 1991): Il quattordicenne Konerak riuscì a fuggire dall'appartamento di Dahmer, nudo, drogato e ferito alla testa. Alcuni vicini di casa allertarono la polizia. Quando arrivarono gli agenti, Dahmer li convinse che si trattava soltanto di una "lite fra fidanzati adulti ubriachi". Gli agenti riaccompagnarono il ragazzo nell'appartamento dell'assassino e se ne andarono; Dahmer lo uccise poche ore dopo.

 * I pregiudizi e la marginalizzazione: Il fatto che la maggior parte delle vittime appartenesse a minoranze etniche (afroamericani, ispanici, asiatici) e alla comunità LGBTQ+ dell'epoca contribuì a una profonda disattenzione e superficialità investigativa riguardo alle denunce di scomparsa presentate dalle famiglie.

3. Cronologia dei Crimini e Sviluppi

| Periodo / Anno | Evento / Fase |

|---|---|

| 1978 | Primo Omicidio: A soli 18 anni uccide la prima vittima, Steven Hicks. Nascose poi i resti nel giardino della casa dei genitori in Ohio. |

| 1985–1988 | Ritorna a uccidere a Milwaukee. Inizialmente opera nella casa della nonna, prima che gli venga chiesto di trasferirsi a causa degli odori e dei comportamenti sospetti. |

| 1990–1991 | Si trasferisce nell'appartamento 213 del complesso Oxford Apartments. Qui la frequenza dei suoi delitti subisce un'accelerazione drammatica (12 delle sue 17 vittime vengono uccise in questo periodo). |

| Luglio 1991 | Arresto: Tracy Edwards riesce a fuggire e porta la polizia all'appartamento. Gli agenti trovano Polaroid che documentavano lo smembramento delle vittime, oltre a resti umani nel frigorifero e in contenitori di acido. |

| Novembre 1994 | Morte: Viene percosso a morte nel carcere di Portage dal detenuto Christopher Scarver. |

4. L'Eredità Culturale e la Critica dei Media

Negli anni, la storia di Jeffrey Dahmer ha alimentato una vasta produzione di libri, documentari e drammatizzazioni cinematografiche e televisive. In particolare, la miniserie del 2022 prodotta da Ryan Murphy ("Dahmer - Monster: The Jeffrey Dahmer Story") ha ottenuto un enorme successo di pubblico, riaprendo al tempo stesso un forte dibattito etico sull'opportunità di romanzare figure di serial killer e sull'impatto emotivo e il dolore inflitto nuovamente ai familiari delle vittime.