Visualizzazioni totali

sabato 12 settembre 2026

DENATALITÀ

 

Fateci caso, abbiamo una società intera che ripete in coro gli stessi slogan, del tipo "mettere al mondo un figlio oggi è da irresponsabili!".

Frasi confezionate, diventate di senso comune, specie tra i ceti colti e urbani, quelli più esposti alla retorica dell'autorealizzazione individuale.


Queste argomentazioni non sono mai state applicate in nessun'altra epoca della storia umana, che di sofferenza, guerre, carestie e ingiustizie ne ha viste in abbondanza. Se fossero principi validi, i nostri antenati avrebbero dovuto interrompere la specie molto prima di noi. Non lo hanno fatto, e non perché fossero meno consapevoli, ma perché avevano ancora un rapporto sano con il tempo, sapevano che generare un figlio non è una valutazione ottimistica sul presente, ma un atto di fiducia nel futuro come tale, una scommessa metafisica prima ancora che sociale.


I salari sono bassi, gli asili mancano, la vita costa, la società è problematica in generale...nessuno nega queste cose. Ma da qui a finire ai gatti al posto dei figli, alle carriere come unico scopo di vita, all'egoismo, ce ne passa...


Questa mentalità sta creando individui isolati, senza legami intergenerazionali, liberi di consumare senza dover rispondere a nessuno che verrà dopo di loro. A chi giova tutto questo? Chiediamocelo...

Un genitore pensa a trent'anni da qui. Un consumatore perfetto pensa al mese corrente.


Chi consapevolmente ha figli non lo fa perché ignora le difficoltà, le vive ogni giorno sulla propria pelle. Le affronta perché ha capito una cosa che la retorica contemporanea nasconde, ovvero che il senso della vita si trova spendendosi per qualcosa che ci sopravvive. 


La denatalità non è la conseguenza di tempi difficili, è la conseguenza di un'epoca avvelenata da ideologie farlocche, indotta a non credere più in un dopo.


Rassegnazione travestita da razionalità, spacciata per saggezza.

venerdì 11 settembre 2026

Migliorare la Memoria

Come migliorare la memoria?

Ecco 10 abitudini per allenare il cervello

Psicologa:

Come migliorare la memoria?

Ecco 10 abitudini per allenare il cervello.


Dal potere del sonno e della scrittura a mano, psicologi e neuroscienziati svelano i metodi più efficaci per potenziare la concentrazione e ricordarsi tutto.

Avere una buona memoria non dipende soltanto dalla genetica, ma anche da abitudini quotidiane e stili di vita. Sonno, stress, attenzione, attività fisica e strategie di apprendimento influenzano profondamente la capacità del nostro cervello di immagazzinare e recuperare informazioni. La buona notizia è che la memoria può essere allenata: ecco alcuni dei metodi più efficaci suggeriti da psicologi e neuroscienziati.
Comportamento. Entri in una stanza e dimentichi perché: ecco cosa succede al tuo cervello (e perché è un bene)

Usare il chunking
Il nostro cervello ricorda meglio quando le informazioni vengono organizzate in gruppi significativi. È il principio del chunking: un numero lungo, per esempio, diventa più facile da memorizzare se suddiviso in piccoli blocchi. Tale concetto fu reso celebre dallo psicologo George Miller nel 1956 con lo studio The Magical Number Seven, Plus or Minus Two, dedicato ai limiti della memoria a breve termine.

Dormire dopo aver imparato

Il sonno svolge un ruolo cruciale nel consolidamento della memoria. Durante il riposo, infatti, il cervello riorganizza, stabilizza e "ripulisce" le informazioni apprese nelle ore precedenti, trasferendole dalla memoria a breve termine a quella più duratura. Tale connessione è stata indagata nel tempo da numerosi studi, recentemente raccolti in una rassegna pubblicata su Physiological Reviews.
Fare pause strategiche
Studiare tutto insieme con una lunga maratona è molto meno efficace rispetto a distribuire l'apprendimento nel tempo. L'importanza delle pause (meglio se brevi e ogni trenta minuti) è stata teorizzata già nell'Ottocento dallo psicologo e filosofo tedesco Hermann Ebbinghaus, poiché in grado di migliorare il consolidamento dei ricordi e di contrastare con efficacia la cosiddetta "curva dell'oblio".
Calmare la mente
Stress e ansia sovraccaricano la cosiddetta "memoria di lavoro", cioè il sistema che utilizziamo per mantenere attive le informazioni nel breve termine. In questo caso, si può ricorrere ad alcune tecniche di rilassamento, come la mindfulness e la respirazione controllata, che aiutano a ridurre il "rumore mentale" e contribuiscono a migliorare i nostri livelli di apprendimento e di attenzione.

Allontanare lo smartphone

Il telefonino è il peggior nemico della nostra memoria: anche se impostato su silenzioso o capovolto sul tavolo, infatti, continua a "occupare" parte dell'attenzione mentale. Uno studio pubblicato sul Journal of the Association for Consumer Research ha mostrato che la semplice presenza dello smartphone riduce le risorse cognitive disponibili, per questo è meglio lasciarlo in un'altra stanza.
Costruire un "palazzo della memoria"
Il cosiddetto "metodo dei loci" risale all'antica Grecia e consiste nell'associare informazioni a luoghi immaginari o familiari, come stanze o percorsi mentali, costringendo il cervello a usare la memoria spaziale. Uno studio pubblicato su Neuron ha mostrato che tale tecnica può modificare l'organizzazione delle reti cerebrali e migliorare la capacità di ricordare grandi quantità di dati.

Scrivere a mano
Prendere appunti aiuta a elaborare meglio i concetti rispetto alla semplice digitazione su tastiera, poiché ci costringe a sintetizzare e riformulare le informazioni, invece di trascriverle passivamente. Uno studio, pubblicato su Psychological Science e chiamato "La penna è più potente della tastiera", ha collegato la scrittura manuale alla comprensione profonda e a un miglior consolidamento della memoria.
Fare attività aerobica
Camminare velocemente, correre o pedalare non fa bene solo a cuore e muscoli, ma migliora anche la salute del cervello. Uno studio del Salk Institute ha mostrato che l'esercizio aerobico può aumentare il volume dell'ippocampo, dove risiedono memoria e orientamento spaziale. L'attività fisica, inoltre, favorisce l'afflusso di sangue al cervello e la produzione di molecole legate alla plasticità neurale.

Mescolare gli argomenti
Alternare esercizi o materie differenti, invece di seguire uno schema lineare, migliora l'apprendimento a lungo termine. Questa tecnica, chiamata interleaved practice, obbliga il cervello a distinguere strategie e concetti diversi, evitando l'automatismo della ripetizione. Diversi studi mostrano che tale metodo rende più efficace il recupero delle informazioni e migliora la capacità di riutilizzarle.
La "pratica del recupero"
Rileggere i propri appunti spesso dà solo l'illusione di un buon apprendimento. È molto più efficace provare a recuperare le informazioni senza guardarle: rispondere a dei quiz o ripetere ad alta voce rafforza la memoria a lungo termine grazie a un principio noto come retrieval practice ("pratica del recupero"), descritto in uno studio pubblicato su Psychological Science del 2006.

 









martedì 8 settembre 2026

San Gennaro e le sue ricette

A Napoli settembre ha un appuntamento che non si può ignorare. È il 19 settembre, giorno di San Gennaro, quando la città si prepara a una delle feste più sentite dell’anno. Una ricorrenza che va ben oltre la religione e che, tra processioni, bancarelle, incontri e tavolate, è diventata parte del modo stesso di vivere Napoli. Al centro c'è il celebre miracolo del sangue di San Gennaro, custodito nella Cappella del Tesoro del Duomo: la tradizione vuole che durante la celebrazione il sangue del santo si sciolga, in un rito atteso ogni anno da fedeli e curiosi. Ma una festa napoletana, si sa, non è davvero completa senza qualcosa da mettere in tavola. E così anche San Gennaro ha le sue ricette, i suoi dolci e soprattutto un piatto che sembra fatto apposta per raccontare la città: gli spaghetti alla Gennaro.

La festa di San Gennaro a Napoli

San Gennaro è il patrono più famoso della città, anche se i santi protettori di Napoli sono molti di più. Il 19 settembre, però, è il suo giorno e tutto ruota intorno alla celebrazione nel Duomo. L’attesa per il sangue, le processioni e il movimento di persone trasformano per qualche ora il centro della città in un grande teatro popolare. E proprio qui entra in gioco il cibo, perché le feste religiose napoletane hanno sempre avuto una dimensione conviviale.

Spaghetti, acciughe e pane raffermo: la ricetta di San Gennaro

Nulla di più semplice: spaghetti, aglio, acciughe, pane raffermo, olio e origano. Il pane viene strofinato con l’aglio e fatto diventare croccante in padella. In un’altra padella le acciughe si sciolgono nell’olio con l’aglio e l’origano, poi gli spaghetti cotti al dente e saltati direttamente nel condimento, con il pane croccante aggiunto alla fine. In alcune famiglie si utilizzano anche pomodorini gialli, un dettaglio tutt'altro che casuale: San Gennaro è infatti chiamato affettuosamente faccia 'ngialluta, per il volto dorato della statua portata in processione.

La pasta di Totò e i dolci dedicati al santo

A rendere più famosa questa ricetta ci ha pensato Totò, grande appassionato di cucina oltre che di cinema. Gli Spaghetti alla Gennaro erano tra i suoi piatti preferiti e la ricetta è rimasta anche nei ricordi della famiglia De Curtis. E intorno a San Gennaro, naturalmente, non mancano i dolci. Ci sono i biscotti di San Gennaro al limone e confettura di ciliegie, ma anche tartellette, torte e altre creazioni dedicate al santo, soprattutto nelle pasticcerie che ogni anno lavorano su nuove versioni della ricorrenza. L’importante è che non manchi il colore rosso, simbolo del Santo.


lunedì 7 settembre 2026

Umiliare

Umiliare significa mortificare una persona ledendone la dignità e l'autostima, provocando in lei un profondo senso di inferiorità, vergogna, disagio o isolamento sociale. Dal punto di vista etimologico, il verbo deriva dal latino humiliare (da humilis, "basso", a sua volta legato a humus, "terra"), e indica letteralmente l'atto di "abbassare" qualcuno o costringerlo a sottomettersi. [1, 2, 3, 4, 5]

A differenza dell'umiltà—che è una virtù interiore basata sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla fiducia in se stessi—l'umiliazione è un atto relazionale violento. Essa richiede la presenza di un "umiliatore" (che esercita un potere) e di una vittima, e spesso avviene pubblicamente per amplificare il senso di vergogna. [1, 2, 3, 6, 7, 8]

Effetti psicologici e comportamentali

L'umiliazione viene studiata in psicologia e in neuroscienze come una delle ferite emotive più dolorose e distruttive. Gli effetti principali sulla persona colpita includono: [1, 8]
  • Crollo dell'autostima: Chi viene umiliato tende a interiorizzare il giudizio negativo, iniziando a sottovalutarsi e a perdere totalmente la fiducia nelle proprie capacità. [2, 7]
  • Traumi da vergogna e ferite narcisistiche: Gli episodi vissuti nell'infanzia o a scuola (ad esempio causati da dinamiche asimmetriche con insegnanti o bulli) lasciano ferite profonde che possono richiedere anni di psicoterapia per essere rielaborate. [8, 9]
  • Inerzia e senso di impotenza: L'umiliazione genera un forte senso di impotenza bloccando la capacità di reagire. La vittima si sente immobilizzata o incapace di cambiare la situazione. [10, 11]
  • Rabbia repressa o aggressività: Se da un lato provoca isolamento, dall'altro può accumulare un forte risentimento e sentimenti di vendetta o rabbia distruttiva, sia verso gli altri che verso se stessi. [2]
  • Isolamento sociale: Per paura di rivivere lo stesso disagio o per l'imbarazzo provato, la persona tende a ritirarsi dai contesti sociali e relazionali. [2, 6]
Desideri approfondire questo tema sotto un aspetto specifico? Posso aiutarti se mi indichi se ti interessa:
  • La differenza clinica tra umiliazione, colpa e vergogna.
  • Come gestire o reagire a un'umiliazione sul lavoro o a scuola.
  • L'impatto dell'umiliazione nelle relazioni di coppia.

domenica 6 settembre 2026

Cosa non capisce l'occidente

 Cosa l’Occidente Ancora Non Capisce:


Il Vero Nucleo del Comunismo: La Menzogna Sistemica


La maggior parte delle persone in Occidente pensa di capire il comunismo. Immaginano code per il pane, gulag, piani quinquennali falliti e l’Unione Sovietica collassata. Lo trattano come una teoria economica screditata – un esperimento che ha dimostrato che abolire la proprietà privata non funziona. Caso chiuso, la storia è andata avanti.


Questo malinteso potrebbe essere il fallimento intellettuale più pericoloso del nostro tempo.


Il comunismo non è mai stato primariamente un sistema economico. L’economia era la superficie. Sotto di essa giaceva qualcosa di molto più insidioso: un impegno totale, sistemico, istituzionalizzato alla menzogna. Non una disonestà occasionale. Non propaganda o giri di parole nel senso ordinario. Qualcosa di più profondo – una guerra civilizzatoria contro la verità stessa, condotta attraverso ogni istituzione, ogni aula, ogni giornale, ogni conversazione, finché la realtà stessa diventava negoziabile e la menzogna diventava l’aria che le persone respiravano.


Le Parole che Ci Mancano


La lingua polacca, forgiata da decenni di vita sotto questo sistema, ha prodotto parole per questo fenomeno che l’inglese semplicemente non può eguagliare:


Zakłamanie [zah-kwah-MAH-nyeh] – uno stato di falsità totale, pervasiva, socialmente radicata, una condizione in cui un’intera società è satura di menzogne così彻底 che la verità diventa quasi inaccessibile.

Obłuda [ob-woo-dah] – un’ipocrisia profonda, performativa, il divario tra ciò che viene proclamato e ciò che viene effettivamente praticato, la maschera indossata così a lungo da iniziare a sembrare un volto.


Queste non sono parole per bugiardi individuali. Descrivono un sistema – un modo di organizzazione sociale costruito sulla mendacità organizzata, dove la menzogna non è l’eccezione ma la fondazione. L’inglese non ha una singola parola per nessuno dei due concetti, e quel vuoto linguistico non è una coincidenza. Riflette un vuoto di esperienza. Le culture che non hanno vissuto sotto il comunismo mancano del vocabolario perché mancano della ferita.


E poiché mancano del vocabolario, faticano a riconoscere la cosa quando riappare in nuove vesti.


La Continuità: Comunismo, Sinistrismo, Wokeismo


Quello che oggi chiamiamo wokeismo, o la sinistra radicale più ampia, non è un fenomeno nuovo. È lo stesso sistema operativo che gira su hardware aggiornato. I dettagli sono cambiati – invece del proletariato, abbiamo gruppi identitari marginalizzati; invece dei nemici di classe borghesi, abbiamo razzisti e transfobici; invece del realismo socialista, abbiamo dichiarazioni DEI. Ma la struttura profonda è la stessa.


Quella struttura profonda è questa: la verità non si scopre, si assegna. La realtà non è qualcosa da comprendere onestamente ma qualcosa da narrare strategicamente. La lingua non è uno strumento di comunicazione ma un’arma di potere. E chiunque resista alla narrazione approvata non è semplicemente sbagliato – è pericoloso, e deve essere zittito, umiliato o distrutto.


Questo è zakłamanie nella sua forma moderna. Questa è obłuda che indossa una tessera dei diritti umani.


Lo stesso movimento che insiste sul fatto che gli uomini possono diventare donne insisterà, con uguale fervore, che mettere in discussione questo è un atto di violenza. Le stesse istituzioni che pretendono di difendere l’indagine libera sopprimono sistematicamente il dissenso. Le stesse persone che invocano la tolleranza come loro valore più alto sono tra le forze più intolleranti della vita pubblica. La contraddizione non è accidentale – è strutturale. È il sistema che funziona come progettato.


Perché l’Occidente Ancora Non Capisce


Le persone cresciute in libertà tendono ad assumere, a un certo livello, che i cattivi attori sappiano di stare mentendo. Che da qualche parte dietro la performance ideologica ci sia un operatore cinico che riconosce privatamente la realtà. Questa assunzione è sbagliata, ed è il motivo per cui gli occidentali sottovalutano costantemente con cosa hanno a che fare.


La menzogna totalitaria, nella sua fase matura, non è cinica. È creduta. O meglio, crea una condizione in cui la distinzione tra credenza e performance collassa del tutto. Le persone imparano a dire cose in cui non credono con tale fluidità, e per così tanto tempo, che perdono l’accesso a ciò che pensano realmente. 

Questo sistema non produce solo bugiardi – produce persone che non sono più in grado di distinguere chiaramente la verità dal racconto che sono state addestrate a emettere.


Questo ambiente produce anche una sorta di adattamento cognitivo spesso descritto come doppio pensiero – la capacità di tenere due credenze contraddittorie contemporaneamente, e di accettarle entrambe come vere quando richiesto. Non si tratta solo di mentire agli altri, ma di una tolleranza interna appresa verso la contraddizione stessa, dove le incoerenze sono tollerate perché la sopravvivenza dipende da ciò.

Letteralmente storcendo le menti.


Polacchi, cechi, ungheresi e altri che hanno vissuto tutto questo riconoscono il modello immediatamente quando lo vedono nelle istituzioni occidentali oggi. I processi farsa delle folle su Twitter. Il discorso forzato. I test ideologici per l'impiego. L'occultamento nella memoria di fatti scomodi. Le confessioni ritualistiche di privilegio. A un occhio post-comunista, è inconfondibile.


A occhi che hanno conosciuto solo la libertà, sembra un movimento sociale appassionato, per quanto fuorviante.


Quella lacuna nella percezione – tra coloro che hanno il vocabolario per zakłamanie e coloro che non ce l'hanno – potrebbe essere una delle linee di faglia più decisive nel mondo occidentale oggi. Perché non puoi combattere una malattia che non sai nominare. E non puoi nominare ciò per cui la tua lingua non è mai stata costruita per descrivere.


Il primo compito, quindi, è la traduzione – non solo di parole, ma della comprensione vissuta che quelle parole portano con sé. La menzogna non è un difetto di questo sistema. È il sistema. Fino a quando non si capisce questo, l'Occidente continuerà ad arrivare, perennemente sorpreso, scoprendo che le istituzioni in cui aveva fiducia sono state silenziosamente svuotate dall'interno.



Il Progetto Intellettuale Più Distruttivo del Ventesimo Secolo.


La Scuola di Francoforte. Dovresti sapere cos’era, cosa ha costruito e perché stai ancora vivendo al suo interno.


1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934 quando Hitler salì al potere. La civiltà che avevano deciso di smantellare diede loro rifugio quando un’altra cercò di ucciderli. Passarono i successivi cinque decenni producendo l’infrastruttura teorica per quel smantellamento. La civiltà occidentale in sé era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.


2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostennero che la ragione occidentale — la ragione che produsse Newton e il regno della legge — conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata mal usata, ma che la ragione in sé, portata alle sue conclusioni, produce il campo di sterminio. Questa non era una critica delle istituzioni. Era un’accusa alla civiltà stessa.


3. Adorno diede loro l’arma psicologica. La Personalità Autoritaria (1950) classificò il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche ma come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità del padre, sei pre-fascista. L’avversario non era più sbagliato – era malato. Non si discute con una patologia. La si tratta.

Questo rese impossibile il dialogo. Non persuadi qualcuno che sbaglia; diagnostichi qualcuno che è malato. La politica diventa terapia, e il disaccordo diventa patologia.


4. Marcuse diede loro l’arma politica. La Tolleranza Repressiva (1965) sostenne che tollerare idee sbagliate è esso stesso oppressione. La vera tolleranza richiede quindi di sopprimere le idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono zittiti – non nonostante la tolleranza, ma “nel suo nome”. La censura vestita con il vocabolario della liberazione.


5. La generazione che lesse Marcuse a Columbia, Berkeley e Yale andò a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato regolatorio dell’UE. Implementarono l’argomento sinceramente perché era stato insegnato loro come filosofia. Questo fu il più grande trionfo della Scuola di Francoforte: produsse veri credenti.


6. La Teoria Francese prese gli strumenti e li rese estetici. Foucault rese letteraria la critica al potere. Derrida rese filosofica la critica al significato. Deleuze rese elegante la critica all’identità. Un programma politico divenne una sensibilità culturale. Si può discutere con un programma. Una sensibilità è nell’aria che respiri. Quando queste idee raggiunsero il campus americano attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.


7. Una civiltà poggia su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un’eredità degna di essere trasmessa. La Scuola di Francoforte attaccò tutti e tre – sistematicamente e con notevole sofisticazione intellettuale. Produsse una generazione che sa de-costruire e ha dimenticato come costruire. Che vede il potere ovunque e la bellezza da nessuna parte.

Il trionfo ultimo fu far sentire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata divenne sospetta; ogni vincolo divenne oppressione; ogni atto di preservazione divenne reazionario. La de-costruzione divenne la modalità predefinita, mentre la costruzione divenne qualcosa che doveva giustificarsi.


La risposta non è un’altra teoria.

È la cosa che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le evidenze, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.


La macchina della de-costruzione funziona sull’assunzione che nulla valga la pena di essere costruito.


Dimostralo sbagliato.

Di’ la verità, abbi coraggio e costruisci.


La parola tolleranza è stata usata come arma contro di te. L'arma è stata forgiata nel 1965. Dovresti sapere chi l'ha forgiata e perché.


Prima che esistesse la Teoria francese — prima che Foucault, Derrida e Deleuze rendessero la decostruzione elegante ed esportabile — c'era la Scuola di Francoforte. E la Scuola di Francoforte era peggio, perché era deliberata. Foucault giocava con idee che non si aspettava avessero conseguenze. Herbert Marcuse sapeva esattamente cosa stava costruendo.


Questi non erano accademici marginali. L'Istituto per la Ricerca Sociale si trasferì da Francoforte alla Columbia University nel 1934 quando Hitler salì al potere. Finanziati, posizionati e deliberati, passarono i decenni successivi a produrre l'infrastruttura teorica per lo smantellamento della civiltà che aveva loro offerto rifugio. Questo non è ingratitudine – è la logica del progetto. Era universale – si applicava a ogni civiltà occidentale in egual misura.


Marcuse — padrino della Nuova Sinistra — pubblicò La Tolleranza Repressiva nel 1965. Il documento politico più influente che la maggior parte delle persone non ha mai letto. Il suo argomento: tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza richiede la soppressione delle idee intolleranti. Tollerare tutto è repressivo. Sopprimere le cose sbagliate è liberatorio. L'argomento è circolare per design – pone la conclusione all'interno della premessa e ti sfida a trovare l'uscita.


L'implicazione pratica è stata esplicitata: ritiro della tolleranza dai movimenti che sono regressivi, dal discorso che rafforza le gerarchie esistenti. La sinistra decide quali movimenti sono regressivi. Tutti gli altri vengono zittiti – non nonostante la tolleranza, ma nel suo nome. La giustificazione più sofisticata per la censura mai prodotta, vestita nel vocabolario della liberazione.


La Teoria francese ha raccolto gli strumenti e li ha resi eleganti. Foucault ha reso letteraria la critica francofortese del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso estetica la critica dell'identità. Ciò che era stato un programma politico è diventato una sensibilità culturale – ed è per questo che si è diffusa più lontano e più velocemente dell'originale. Puoi discutere con un programma politico. Una sensibilità culturale è nell'aria che respiri.


La generazione che ha letto Marcuse è andata avanti a dirigere le università, i media, le fondazioni, le ONG, i dipartimenti di moderazione dei contenuti e l'apparato regolatorio dell'UE. Non hanno implementato il suo argomento con cinismo – l'hanno implementato sinceramente, perché era stato loro insegnato come filosofia.


È per questo che la cancel culture non sembra censura alle persone che la praticano. Il giornalista che richiede la deplatforming di un relatore crede genuinamente di difendere la libertà di espressione. Il dipartimento HR che licenzia il dipendente per l'opinione sbagliata crede genuinamente di creare un ambiente inclusivo. È stato loro insegnato che questo è ciò che significa tolleranza. Marcuse gliel'ha insegnato.


Musk sta combattendo l'argomento di Marcuse da quattro anni, probabilmente senza nemmeno conoscere il nome di Marcuse. Ogni politica di moderazione dei contenuti, ogni boicottaggio degli inserzionisti, ogni assalto regolatorio – questi sono La Tolleranza Repressiva, istituzionalizzata. Il DSA è La Tolleranza Repressiva con un bilancio legale. L'organizzazione di fact-checking è La Tolleranza Repressiva.


La buona notizia: l'argomento fallisce al contatto con una piattaforma libera – perché la soppressione diventa visibile, il meccanismo diventa nominabile, e un meccanismo nominato perde metà del suo potere. È per questo che la Controriforma si muove così velocemente contro X. Non perché X sia pericoloso. Perché X è dove La Tolleranza Repressiva viene nominata.


Stai leggendo questo ora – che è precisamente ciò che La Tolleranza Repressiva era progettata per prevenire.



sabato 5 settembre 2026

Specchio della società moderna

 OMBRE


Ci sono quei giorni in cui ci si sente tristi, magari senza motivi particolari.
In quei momenti di "buio" non c'è da correre ai ripari, non c'è  da distrarsi o peggio medicalizzare alcunché.

C'è questa strana fretta di liberarsi dall'ombra... questo atteggiamento è una forma di violenza verso se stessi, un rifiuto di attraversare ciò che va semplicemente attraversato.
L'ombra non è qualcosa da estirpare, chi rifiuta la propria ombra non diventa affatto luminoso, ma cieco.

Non sei tu quella tristezza. Sei ciò che la osserva sorgere e dissolversi, se solo hai il coraggio di non intervenire subito, di non etichettarla come nemica.

Chi attraversa l'ombra senza combatterla, si rafforza, torna diverso.

L'uomo contemporaneo non ha la capacità di stare fermo nel proprio malessere anche solo per un pomeriggio. Vuole la soluzione immediata. E così facendo perde l'unica cosa che quella giornata no gli stava offrendo, ovvero la possibilità di conoscersi.