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mercoledì 23 settembre 2026

OLTRE IL CERVELLO

OLTRE IL CERVELLO

L’anima è immortale? Cosa dice davvero la fisica quantistica sulla coscienza dopo la morte
Una teoria scientifica di Roger Penrose e Stuart Hameroff ipotizza che processi quantistici nei microtubuli dei neuroni partecipino alla coscienza. Ma da qui a sostenere che l’anima sopravviva alla morte c’è un salto enorme. Eppure nuovi lavori pubblicati nel 2025 hanno riacceso un dibattito che sembrava destinato a restare ai margini...

Laura Avalle
22 Settembre 2026
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OLTRE IL CERVELLO
Immagine generata con AI

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“L’anima esiste ed è immortale: lo dimostra la fisica quantistica”. È una di quelle frasi costruite per essere cliccate. Da anni compare ciclicamente su siti, social e video e nel gennaio 2026 è tornata a circolare in Italia collegata ai nomi di Roger Penrose e Stuart Hameroff e persino alle esperienze di premorte. Il problema è che contiene contemporaneamente un pezzo di scienza vera e un’enorme conclusione che la scienza non ha mai dimostrato. Penrose e Hameroff esistono, naturalmente. La loro teoria esiste. È stata pubblicata su riviste scientifiche, discussa, contestata, modificata e continua ancora oggi ad avere sostenitori. Ma nessun esperimento ha dimostrato che “l’anima è immortale”. La storia reale è forse ancora più interessante.

Tutto comincia dentro minuscoli tubi dei nostri neuroni

Roger Penrose, matematico e fisico britannico, e Stuart Hameroff, medico anestesista e studioso della coscienza all’Università dell’Arizona, hanno sviluppato a partire dagli anni Novanta una teoria chiamata Orchestrated Objective Reduction, più conosciuta come Orch OR. L’idea di partenza è radicale. Secondo il modello, per spiegare completamente la coscienza non basterebbero le tradizionali comunicazioni elettriche e chimiche tra neuroni. Un ruolo fondamentale sarebbe svolto anche dai microtubuli, microscopiche strutture proteiche presenti all’interno delle cellule e fondamentali per la loro architettura e per numerose funzioni cellulari. Penrose e Hameroff propongono che nei microtubuli neuronali possano verificarsi processi quantistici coerenti e che particolari eventi quantistici contribuiscano a generare i singoli momenti dell’esperienza cosciente. È un’ipotesi estremamente ambiziosa. Ed è qui che, molti anni dopo, è nata l’“anima quantistica” dei titoli online.

Ma nello studio scientifico l’anima non c’è

Se si va alla pubblicazione più nota di Penrose e Hameroff, la differenza diventa evidente. Nella loro review del 2014 su Physics of Life Reviews gli autori sostengono che la coscienza potrebbe essere collegata a processi quantistici nei microtubuli e, attraverso la proposta di Penrose sulla riduzione dello stato quantistico, alla struttura fondamentale dello spazio-tempo. È già un’affermazione molto controversa. Ma non equivale a dimostrare che l’identità personale continui dopo la morte. E soprattutto “anima” non è una grandezza fisica che gli esperimenti di Orch OR abbiano misurato. Il passaggio da: “forse alcuni fenomeni quantistici partecipano alla coscienza” a “la coscienza lascia il corpo, ritorna nell’Universo ed è immortale” è precisamente il punto in cui una teoria scientifica diventa una speculazione filosofica.

E allora da dove arriva l’idea che qualcosa sopravviva?

Hameroff ha discusso pubblicamente anche la possibilità che l’informazione quantistica associata alla coscienza possa non andare semplicemente perduta quando l’organismo muore. Da queste riflessioni è nata la narrazione secondo cui, al momento della morte, l’“informazione quantistica” contenuta nei microtubuli si disperderebbe nell’Universo e, in caso di rianimazione, potrebbe ritornare nel cervello. Versioni di questa idea vengono utilizzate anche per interpretare le near-death experiences, le esperienze di premorte. Ma attenzione a una parola: ipotesi. Dire che in fisica l’informazione quantistica ha proprietà particolari non significa aver dimostrato che ricordi, personalità, coscienza individuale e identità di una persona continuino a esistere separatamente dal cervello. Sono affermazioni completamente differenti. Non abbiamo oggi un esperimento capace di prendere “l’informazione cosciente” di una persona morta, osservarla fuori dal cervello e dimostrare che continui a contenere quell’individuo.

Però nel 2025 qualcosa si è mosso

Ed è questo che rende la storia molto meno semplice di un normale fact-checking. La teoria Orch OR non è scomparsa. Nel 2025 il neuroscienziato Michael Wiest ha pubblicato su Neuroscience of Consciousness una review nella quale sostiene che alcuni risultati sperimentali recenti siano compatibili con un ruolo dei microtubuli nella coscienza quantistica. Tra gli elementi discussi ci sono effetti quantistici osservati nei microtubuli a temperatura ambiente, possibili interazioni con anestetici e risultati interpretati come compatibili con stati quantistici collettivi nel cervello. L’articolo, però, è esplicitamente una review: non contiene nuovi dati sperimentali propri. Sempre nel settembre 2025, Wiest e Arjan Singh Puniani hanno pubblicato un altro lavoro sul Computational and Structural Biotechnology Journal, sostenendo che Orch OR potrebbe spiegare alcuni cicli discreti della percezione cosciente. Anche in questo caso gli autori parlano di evidenze che, secondo la loro interpretazione, rafforzano la plausibilità del modello. È interessante. Ma nemmeno questi articoli dimostrano l’immortalità dell’anima. Al massimo riaprono una questione molto precedente: può la meccanica quantistica avere un ruolo importante nel funzionamento della coscienza?

Perché molti scienziati rimangono scettici

Orch OR è infatti una delle teorie della coscienza più discusse e controverse. Già nel 2009 un gruppo di ricercatori pubblicò su Physical Review E un’analisi con una conclusione molto dura: nella formulazione allora proposta, i microtubuli non sembravano possedere le proprietà biologiche necessarie per funzionare come il sistema quantistico immaginato dal modello. Nel 2014 gli stessi ricercatori criticarono anche la versione aggiornata della teoria, giudicandola non sufficientemente giustificata scientificamente. Il dibattito non è quindi tra chi “crede nell’anima” e chi non ci crede. È molto più tecnico. La domanda è se stati quantistici sufficientemente robusti possano realmente verificarsi nei microtubuli dei neuroni, durare abbastanza, influenzare l’attività cerebrale e avere soprattutto un ruolo causale nella coscienza. Dimostrare anche tutto questo sarebbe già rivoluzionario. Ma resterebbe ancora da dimostrare che la coscienza possa esistere quando quel cervello non funziona più.

E le esperienze di premorte?

È forse il punto più affascinante. Persone rianimate dopo un arresto cardiaco raccontano talvolta esperienze straordinariamente vivide: sensazione di separarsi dal corpo, luce intensa, incontri con persone morte, pace, percezione di trovarsi in un’altra realtà. Le near-death experiences sono un fenomeno reale come esperienza soggettiva e sono oggetto di ricerca scientifica. Una review del 2024 sugli arresti cardiaci ha trovato percentuali molto variabili, comprese tra circa il 6 e il 39% a seconda degli studi e dei metodi utilizzati.

Ma cosa le produce?

Qui il dibattito è ancora aperto. Una grande review pubblicata nel 2025 su Nature Reviews Neurology propone un modello nel quale diversi processi neurofisiologici e psicologici del cervello sottoposto a una minaccia estrema potrebbero combinarsi e generare l’esperienza di premorte. Nello stesso anno, un’altra review ha invece sostenuto che alcune caratteristiche delle NDE durante arresto cardiaco possano essere considerate compatibili con l’ipotesi di una coscienza non completamente dipendente dal cervello. È però un’interpretazione degli autori, non una dimostrazione sperimentale accettata come conclusiva dalla comunità scientifica. Insomma, perfino nella letteratura peer reviewed convivono letture molto differenti.

Quindi l’anima è immortale?

La risposta scientificamente corretta oggi è semplice: non lo sappiamo e la fisica quantistica non lo ha dimostrato. La scienza non dispone attualmente di una prova sperimentale dell’esistenza di un’anima separata dal corpo né della sua immortalità. Ma sarebbe altrettanto sbagliato liquidare tutto dicendo che Penrose e Hameroff siano stati inventati da qualche sito esoterico. La loro teoria della coscienza quantistica è una vera teoria scientifica, pubblicata e ancora discussa. È controversa. Ha ricevuto critiche molto pesanti. Negli ultimi anni sono comparsi nuovi lavori che cercano di rafforzarne alcune basi sperimentali. E soprattutto affronta una delle domande che, nonostante decenni di neuroscienze, rimane sorprendentemente difficile: come fa un insieme di cellule, molecole e impulsi elettrici a produrre la sensazione di essere “noi”? È questo il vero mistero.
Forse la domanda più grande non è cosa succede dopo

Potremmo quindi rovesciare completamente il titolo virale. Prima di chiedere alla fisica quantistica di dirci dove va la coscienza dopo la morte, dovremmo riuscire a spiegare con certezza da dove venga mentre siamo vivi. Sappiamo moltissimo sul cervello. Sappiamo quali reti si attivano durante numerosi processi cognitivi, possiamo modificare lo stato di coscienza con anestetici e lesioni cerebrali possono trasformare memoria, percezione e personalità. Ma il passaggio dall’attività fisica del cervello alla nostra esperienza soggettiva resta uno dei grandi problemi aperti della scienza. Ed è probabilmente questo che rende così irresistibile una frase come: “L’anima è immortale, lo dice la fisica quantistica”. Vorremmo che fosse già una risposta. Per ora, invece, è soprattutto una domanda. E una delle più grandi che abbiamo.

Fonti scientifiche: Hameroff S, Penrose R., Consciousness in the universe: A review of the ‘Orch OR’ theory, Physics of Life Reviews, 2014; McKemmish LK et al., Penrose-Hameroff orchestrated objective-reduction proposal for human consciousness is not biologically feasible, Physical Review E, 2009; Reimers JR et al., The revised Penrose-Hameroff orchestrated objective-reduction proposal for human consciousness is not scientifically justified, Physics of Life Reviews, 2014; Wiest MC, A quantum microtubule substrate of consciousness is experimentally supported…, Neuroscience of Consciousness, 2025; Wiest MC, Puniani AS, Conscious active inference II, Computational and Structural Biotechnology Journal, 2025; Martial C et al., A neuroscientific model of near-death experiences, Nature Reviews Neurology, 2025; Kovoor JG et al., Near-death experiences after cardiac arrest: a scoping review, 2024.

Roger Penrose , Stuart Hameroff , Orch OR , Orchestrated Objective Reduction , microtubuli , Università dell'Arizona , Italia , Physics of Life Reviews , Physical Review E , Neuroscience of Consciousness
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martedì 22 settembre 2026

Oltre tutto ci sei TU

Oltre il muro invisibile

di pregiudizi e condizionamenti,

oltre i dogmi e le parole

che hanno dato un nome a te,

c’è un mondo che nessuno vede,

quello vero che hai dentro te.


Tutto ciò che un mondo ipocrita

può vedere da quaggiù

non va oltre quella barriera,

una nuvola di fumo in più.

E se cerchi chi sei davvero

nella nebbia che c’è intorno a te,

tra gli occhi degli altri e i loro giudizi,

non ritroverai mai te.


Vivi oltre ciò che senti,

oltre quello che diranno di te,

oltre l’idea che hanno costruito,

oltre ciò che pensi di essere.

Quella personalità è una maschera,

un disegno che non parla di te,

fatta di leggi inutili e temporali

che non sanno chi sei.


Oltre ci sei tu,

oltre ogni illusione,

oltre quello che gli altri

hanno scritto sul tuo nome.

Oltre ci sei tu,

nel silenzio dentro te,

quando smetti di cercarti fuori

finalmente inizi a vedere.


Esisti nello spazio dentro te,

in quel luogo che non ha confini,

e quando tornerai a incontrarti

sarai ovunque, sarai qui.

Imparerai a guardarti con i tuoi occhi,

senza il filtro di chi non sei,

sarai osservatore della tua vita,

integro nella tua unicità.


Lascia andare l’illusione

che ti imprigiona in stereotipi,

quelle forme nate nel tempo,

quelle gabbie costruite nei pensieri.

Sciogliti nell’infinito

delle possibilità che hai,

dove l’unica variante,

l’unica verità… sei tu.


Oltre ci sei tu,

oltre ogni definizione,

oltre il mondo che ti guarda

e ti assegna una versione.

Oltre ci sei tu,

nel respiro che rimane,

quando cade ogni maschera

e non hai più niente da dimostrare.


Oltre ci sei tu,

oltre il rumore e la paura,

oltre questa vita apparente,

oltre ogni misura.

E quando ti ritroverai

in quello spazio dentro te,

non dovrai più cercare il mondo…

perché il mondo sarà con te.


Oltre ci sei tu. 

lunedì 21 settembre 2026

Strati d'animo

​Attraverso più stati d'animo che strade,

cammino in vicoli stretti

come nodi in gola.

​Lastricati di tristezza,

poco illuminati,

e accompagnato dalla

solitudine mia, vecchia,

crudele e fedele amante,

nei tuoi silenzi assordanti

emergono ricordi che

riempiono giorni vuoti.

©️ Antonio Donato 𝐂𝐨𝐩𝐲𝐫𝐢𝐠𝐡𝐭 


Legge sulla proprietà intellettuale. n. 633 del 22.04.1941 

domenica 20 settembre 2026

Latte Crudo quesiti e commercio

Immagina questa scena 

Giornalista: "Vendi latte crudo al cancello della fattoria. Non pastorizzato. È un pericolo per la salute pubblica."


Lattivendolo: "A che serve la pastorizzazione?"


Giornalista: "A uccidere i batteri pericolosi."


Lattivendolo: "Da dove vengono?"


Giornalista: "Dal latte."


Lattivendolo: "Dallo sporco, dal secchio e dalla mucca. È arrivata quando il latte di città veniva da mucche malate nelle stalle dietro il pub, trasportato caldo per un giorno e rabboccato alla pompa. Non riuscivano a pulire la latteria, quindi cuocevano il latte."


Giornalista: "E tu pensi di essere al di sopra di tutto questo."


Lattivendolo: "Penso di essere ispezionato. Il bestiame è testato per la tubercolosi. Un uomo viene due volte l'anno e passa la stalla con una torcia. Il latte va in laboratorio 4 volte l'anno. Un risultato negativo e quel pomeriggio mi chiudono."


Giornalista: "La gente si è ammalata con il latte crudo."


Lattivendolo: "Con il latte sporco, come con qualsiasi cosa sporca. 2 estati fa quasi 300 persone in questo paese si sono beccate l'E. coli. Era lattuga, da un panino. Com'è andata la campagna contro l'insalata?"


Giornalista: "L'insalata non comporta lo stesso rischio."


Lattivendolo: "L'insalata non ha un'etichetta. Ogni bottiglia che vendo ha un avviso per legge. Trovamene una su un energy drink, una sigaretta elettronica o un sacchetto di rucola.

Giornalista: "Quindi ammetti che è rischioso."


Lattivendolo: "Ammesso che sono l'unica cosa nel tuo frigo obbligata a dirlo. I miei clienti guidano 40 minuti passando davanti a 3 supermercati, leggono l'avviso e comprano 6 litri. I clienti più informati di tutta la Gran Bretagna."


Giornalista: "Gli esperti sconsigliano di berlo."


Lattivendolo: "Gli esperti consigliavano la margarina. La gente da queste parti lo beve da qualche migliaio di anni. Darò agli esperti il tempo di calmarsi."




Cosa nasconde il Mago di OZ?

IL VERO SIGNIFICATO DEL MAGO DI OZ, QUELLO CHE TI HANNO NASCOSTO


🟨(OZ = Once d’Oro. La Strada di Mattoni Gialli = Lo Standard Oro.)


Ci hanno detto che era una storia per bambini.


In realtà era un avvertimento sui banchieri, i tribunali, le corporazioni e il sistema della finzione legale.


Ecco la verità:


🧠 L’UOMO DI PAGLIA


Non un uomo reale, una creazione legale.

Riceve un certificato invece di un cervello…

proprio come noi riceviamo un Certificato di Nascita che crea la PERSONA legale in MAIUSCOLO.


🛠 L’UOMO DI STAGNO (TIN = Taxpayer Identification Number)


Una macchina senza anima che lavora finché non si blocca e crolla.

Il simbolo del lavoratore che si “arrugginisce” per la tassazione incessante e il lavoro nonstop.


🦁 IL LEONE CODARDO


Ruggito forte, zero coraggio.

Proprio come politici, giudici e funzionari con titoli ma senza vera autorità.


🔥 IL MAGO


Fumo, fuoco e una testa olografica gigante…

ma dietro la tenda c’è solo un omino spaventato.


Una metafora perfetta per il governo moderno:


Illusione di autorità

Sostenuta dalla paura

Nessun vero potere una volta tirata via la tenda


🧹 LA STREGA MALVAGIA (BAR & Enforcers delle Politiche)


Controlla le scimmie volanti, la polizia.

Intimidazione, minacce, paura.

Si scioglie quando esposta alla verità e alla giurisdizione legale.


🌺 IL CAMPO DI PAPAVERI


Dorothy crolla — drogata.

Gli altri no — perché non sono umani reali.

Un avvertimento sulla medicina Rockefeller e la sedazione di massa.


🐶 TOTO (Verità, Totalità)


Toto = “in toto” = “l’intera verità.”

Piccolo, inosservato, ma senza paura.

Toto tira la tenda e smaschera l’illusione.


Ecco perché la Strega lo voleva —

non Dorothy.

La verità è la minaccia più grande per il sistema.


⚡ IL VELO STA CADENDO


Il Mago di Oz non era fantasia.

Era un messaggio in codice:

 • Il sistema bancario è un’illusione

 • Il governo corporativo è una facciata

 • I tribunali sono teatri

 • IL NOME IN MAIUSCOLO non sei tu

 • Il vero potere è sempre stato tuo


Una piccola verità fa crollare l’intera illusione.

 by Brian Clark



sabato 12 settembre 2026

DENATALITÀ

 

Fateci caso, abbiamo una società intera che ripete in coro gli stessi slogan, del tipo "mettere al mondo un figlio oggi è da irresponsabili!".

Frasi confezionate, diventate di senso comune, specie tra i ceti colti e urbani, quelli più esposti alla retorica dell'autorealizzazione individuale.


Queste argomentazioni non sono mai state applicate in nessun'altra epoca della storia umana, che di sofferenza, guerre, carestie e ingiustizie ne ha viste in abbondanza. Se fossero principi validi, i nostri antenati avrebbero dovuto interrompere la specie molto prima di noi. Non lo hanno fatto, e non perché fossero meno consapevoli, ma perché avevano ancora un rapporto sano con il tempo, sapevano che generare un figlio non è una valutazione ottimistica sul presente, ma un atto di fiducia nel futuro come tale, una scommessa metafisica prima ancora che sociale.


I salari sono bassi, gli asili mancano, la vita costa, la società è problematica in generale...nessuno nega queste cose. Ma da qui a finire ai gatti al posto dei figli, alle carriere come unico scopo di vita, all'egoismo, ce ne passa...


Questa mentalità sta creando individui isolati, senza legami intergenerazionali, liberi di consumare senza dover rispondere a nessuno che verrà dopo di loro. A chi giova tutto questo? Chiediamocelo...

Un genitore pensa a trent'anni da qui. Un consumatore perfetto pensa al mese corrente.


Chi consapevolmente ha figli non lo fa perché ignora le difficoltà, le vive ogni giorno sulla propria pelle. Le affronta perché ha capito una cosa che la retorica contemporanea nasconde, ovvero che il senso della vita si trova spendendosi per qualcosa che ci sopravvive. 


La denatalità non è la conseguenza di tempi difficili, è la conseguenza di un'epoca avvelenata da ideologie farlocche, indotta a non credere più in un dopo.


Rassegnazione travestita da razionalità, spacciata per saggezza.

venerdì 11 settembre 2026

Migliorare la Memoria

Come migliorare la memoria?

Ecco 10 abitudini per allenare il cervello

Psicologa:

Come migliorare la memoria?

Ecco 10 abitudini per allenare il cervello.


Dal potere del sonno e della scrittura a mano, psicologi e neuroscienziati svelano i metodi più efficaci per potenziare la concentrazione e ricordarsi tutto.

Avere una buona memoria non dipende soltanto dalla genetica, ma anche da abitudini quotidiane e stili di vita. Sonno, stress, attenzione, attività fisica e strategie di apprendimento influenzano profondamente la capacità del nostro cervello di immagazzinare e recuperare informazioni. La buona notizia è che la memoria può essere allenata: ecco alcuni dei metodi più efficaci suggeriti da psicologi e neuroscienziati.
Comportamento. Entri in una stanza e dimentichi perché: ecco cosa succede al tuo cervello (e perché è un bene)

Usare il chunking
Il nostro cervello ricorda meglio quando le informazioni vengono organizzate in gruppi significativi. È il principio del chunking: un numero lungo, per esempio, diventa più facile da memorizzare se suddiviso in piccoli blocchi. Tale concetto fu reso celebre dallo psicologo George Miller nel 1956 con lo studio The Magical Number Seven, Plus or Minus Two, dedicato ai limiti della memoria a breve termine.

Dormire dopo aver imparato

Il sonno svolge un ruolo cruciale nel consolidamento della memoria. Durante il riposo, infatti, il cervello riorganizza, stabilizza e "ripulisce" le informazioni apprese nelle ore precedenti, trasferendole dalla memoria a breve termine a quella più duratura. Tale connessione è stata indagata nel tempo da numerosi studi, recentemente raccolti in una rassegna pubblicata su Physiological Reviews.
Fare pause strategiche
Studiare tutto insieme con una lunga maratona è molto meno efficace rispetto a distribuire l'apprendimento nel tempo. L'importanza delle pause (meglio se brevi e ogni trenta minuti) è stata teorizzata già nell'Ottocento dallo psicologo e filosofo tedesco Hermann Ebbinghaus, poiché in grado di migliorare il consolidamento dei ricordi e di contrastare con efficacia la cosiddetta "curva dell'oblio".
Calmare la mente
Stress e ansia sovraccaricano la cosiddetta "memoria di lavoro", cioè il sistema che utilizziamo per mantenere attive le informazioni nel breve termine. In questo caso, si può ricorrere ad alcune tecniche di rilassamento, come la mindfulness e la respirazione controllata, che aiutano a ridurre il "rumore mentale" e contribuiscono a migliorare i nostri livelli di apprendimento e di attenzione.

Allontanare lo smartphone

Il telefonino è il peggior nemico della nostra memoria: anche se impostato su silenzioso o capovolto sul tavolo, infatti, continua a "occupare" parte dell'attenzione mentale. Uno studio pubblicato sul Journal of the Association for Consumer Research ha mostrato che la semplice presenza dello smartphone riduce le risorse cognitive disponibili, per questo è meglio lasciarlo in un'altra stanza.
Costruire un "palazzo della memoria"
Il cosiddetto "metodo dei loci" risale all'antica Grecia e consiste nell'associare informazioni a luoghi immaginari o familiari, come stanze o percorsi mentali, costringendo il cervello a usare la memoria spaziale. Uno studio pubblicato su Neuron ha mostrato che tale tecnica può modificare l'organizzazione delle reti cerebrali e migliorare la capacità di ricordare grandi quantità di dati.

Scrivere a mano
Prendere appunti aiuta a elaborare meglio i concetti rispetto alla semplice digitazione su tastiera, poiché ci costringe a sintetizzare e riformulare le informazioni, invece di trascriverle passivamente. Uno studio, pubblicato su Psychological Science e chiamato "La penna è più potente della tastiera", ha collegato la scrittura manuale alla comprensione profonda e a un miglior consolidamento della memoria.
Fare attività aerobica
Camminare velocemente, correre o pedalare non fa bene solo a cuore e muscoli, ma migliora anche la salute del cervello. Uno studio del Salk Institute ha mostrato che l'esercizio aerobico può aumentare il volume dell'ippocampo, dove risiedono memoria e orientamento spaziale. L'attività fisica, inoltre, favorisce l'afflusso di sangue al cervello e la produzione di molecole legate alla plasticità neurale.

Mescolare gli argomenti
Alternare esercizi o materie differenti, invece di seguire uno schema lineare, migliora l'apprendimento a lungo termine. Questa tecnica, chiamata interleaved practice, obbliga il cervello a distinguere strategie e concetti diversi, evitando l'automatismo della ripetizione. Diversi studi mostrano che tale metodo rende più efficace il recupero delle informazioni e migliora la capacità di riutilizzarle.
La "pratica del recupero"
Rileggere i propri appunti spesso dà solo l'illusione di un buon apprendimento. È molto più efficace provare a recuperare le informazioni senza guardarle: rispondere a dei quiz o ripetere ad alta voce rafforza la memoria a lungo termine grazie a un principio noto come retrieval practice ("pratica del recupero"), descritto in uno studio pubblicato su Psychological Science del 2006.

 









martedì 8 settembre 2026

San Gennaro e le sue ricette

A Napoli settembre ha un appuntamento che non si può ignorare. È il 19 settembre, giorno di San Gennaro, quando la città si prepara a una delle feste più sentite dell’anno. Una ricorrenza che va ben oltre la religione e che, tra processioni, bancarelle, incontri e tavolate, è diventata parte del modo stesso di vivere Napoli. Al centro c'è il celebre miracolo del sangue di San Gennaro, custodito nella Cappella del Tesoro del Duomo: la tradizione vuole che durante la celebrazione il sangue del santo si sciolga, in un rito atteso ogni anno da fedeli e curiosi. Ma una festa napoletana, si sa, non è davvero completa senza qualcosa da mettere in tavola. E così anche San Gennaro ha le sue ricette, i suoi dolci e soprattutto un piatto che sembra fatto apposta per raccontare la città: gli spaghetti alla Gennaro.

La festa di San Gennaro a Napoli

San Gennaro è il patrono più famoso della città, anche se i santi protettori di Napoli sono molti di più. Il 19 settembre, però, è il suo giorno e tutto ruota intorno alla celebrazione nel Duomo. L’attesa per il sangue, le processioni e il movimento di persone trasformano per qualche ora il centro della città in un grande teatro popolare. E proprio qui entra in gioco il cibo, perché le feste religiose napoletane hanno sempre avuto una dimensione conviviale.

Spaghetti, acciughe e pane raffermo: la ricetta di San Gennaro

Nulla di più semplice: spaghetti, aglio, acciughe, pane raffermo, olio e origano. Il pane viene strofinato con l’aglio e fatto diventare croccante in padella. In un’altra padella le acciughe si sciolgono nell’olio con l’aglio e l’origano, poi gli spaghetti cotti al dente e saltati direttamente nel condimento, con il pane croccante aggiunto alla fine. In alcune famiglie si utilizzano anche pomodorini gialli, un dettaglio tutt'altro che casuale: San Gennaro è infatti chiamato affettuosamente faccia 'ngialluta, per il volto dorato della statua portata in processione.

La pasta di Totò e i dolci dedicati al santo

A rendere più famosa questa ricetta ci ha pensato Totò, grande appassionato di cucina oltre che di cinema. Gli Spaghetti alla Gennaro erano tra i suoi piatti preferiti e la ricetta è rimasta anche nei ricordi della famiglia De Curtis. E intorno a San Gennaro, naturalmente, non mancano i dolci. Ci sono i biscotti di San Gennaro al limone e confettura di ciliegie, ma anche tartellette, torte e altre creazioni dedicate al santo, soprattutto nelle pasticcerie che ogni anno lavorano su nuove versioni della ricorrenza. L’importante è che non manchi il colore rosso, simbolo del Santo.


lunedì 7 settembre 2026

Umiliare

Umiliare significa mortificare una persona ledendone la dignità e l'autostima, provocando in lei un profondo senso di inferiorità, vergogna, disagio o isolamento sociale. Dal punto di vista etimologico, il verbo deriva dal latino humiliare (da humilis, "basso", a sua volta legato a humus, "terra"), e indica letteralmente l'atto di "abbassare" qualcuno o costringerlo a sottomettersi. [1, 2, 3, 4, 5]

A differenza dell'umiltà—che è una virtù interiore basata sulla consapevolezza dei propri limiti e sulla fiducia in se stessi—l'umiliazione è un atto relazionale violento. Essa richiede la presenza di un "umiliatore" (che esercita un potere) e di una vittima, e spesso avviene pubblicamente per amplificare il senso di vergogna. [1, 2, 3, 6, 7, 8]

Effetti psicologici e comportamentali

L'umiliazione viene studiata in psicologia e in neuroscienze come una delle ferite emotive più dolorose e distruttive. Gli effetti principali sulla persona colpita includono: [1, 8]
  • Crollo dell'autostima: Chi viene umiliato tende a interiorizzare il giudizio negativo, iniziando a sottovalutarsi e a perdere totalmente la fiducia nelle proprie capacità. [2, 7]
  • Traumi da vergogna e ferite narcisistiche: Gli episodi vissuti nell'infanzia o a scuola (ad esempio causati da dinamiche asimmetriche con insegnanti o bulli) lasciano ferite profonde che possono richiedere anni di psicoterapia per essere rielaborate. [8, 9]
  • Inerzia e senso di impotenza: L'umiliazione genera un forte senso di impotenza bloccando la capacità di reagire. La vittima si sente immobilizzata o incapace di cambiare la situazione. [10, 11]
  • Rabbia repressa o aggressività: Se da un lato provoca isolamento, dall'altro può accumulare un forte risentimento e sentimenti di vendetta o rabbia distruttiva, sia verso gli altri che verso se stessi. [2]
  • Isolamento sociale: Per paura di rivivere lo stesso disagio o per l'imbarazzo provato, la persona tende a ritirarsi dai contesti sociali e relazionali. [2, 6]
Desideri approfondire questo tema sotto un aspetto specifico? Posso aiutarti se mi indichi se ti interessa:
  • La differenza clinica tra umiliazione, colpa e vergogna.
  • Come gestire o reagire a un'umiliazione sul lavoro o a scuola.
  • L'impatto dell'umiliazione nelle relazioni di coppia.

domenica 6 settembre 2026

Cosa non capisce l'occidente

 Cosa l’Occidente Ancora Non Capisce:


Il Vero Nucleo del Comunismo: La Menzogna Sistemica


La maggior parte delle persone in Occidente pensa di capire il comunismo. Immaginano code per il pane, gulag, piani quinquennali falliti e l’Unione Sovietica collassata. Lo trattano come una teoria economica screditata – un esperimento che ha dimostrato che abolire la proprietà privata non funziona. Caso chiuso, la storia è andata avanti.


Questo malinteso potrebbe essere il fallimento intellettuale più pericoloso del nostro tempo.


Il comunismo non è mai stato primariamente un sistema economico. L’economia era la superficie. Sotto di essa giaceva qualcosa di molto più insidioso: un impegno totale, sistemico, istituzionalizzato alla menzogna. Non una disonestà occasionale. Non propaganda o giri di parole nel senso ordinario. Qualcosa di più profondo – una guerra civilizzatoria contro la verità stessa, condotta attraverso ogni istituzione, ogni aula, ogni giornale, ogni conversazione, finché la realtà stessa diventava negoziabile e la menzogna diventava l’aria che le persone respiravano.


Le Parole che Ci Mancano


La lingua polacca, forgiata da decenni di vita sotto questo sistema, ha prodotto parole per questo fenomeno che l’inglese semplicemente non può eguagliare:


Zakłamanie [zah-kwah-MAH-nyeh] – uno stato di falsità totale, pervasiva, socialmente radicata, una condizione in cui un’intera società è satura di menzogne così彻底 che la verità diventa quasi inaccessibile.

Obłuda [ob-woo-dah] – un’ipocrisia profonda, performativa, il divario tra ciò che viene proclamato e ciò che viene effettivamente praticato, la maschera indossata così a lungo da iniziare a sembrare un volto.


Queste non sono parole per bugiardi individuali. Descrivono un sistema – un modo di organizzazione sociale costruito sulla mendacità organizzata, dove la menzogna non è l’eccezione ma la fondazione. L’inglese non ha una singola parola per nessuno dei due concetti, e quel vuoto linguistico non è una coincidenza. Riflette un vuoto di esperienza. Le culture che non hanno vissuto sotto il comunismo mancano del vocabolario perché mancano della ferita.


E poiché mancano del vocabolario, faticano a riconoscere la cosa quando riappare in nuove vesti.


La Continuità: Comunismo, Sinistrismo, Wokeismo


Quello che oggi chiamiamo wokeismo, o la sinistra radicale più ampia, non è un fenomeno nuovo. È lo stesso sistema operativo che gira su hardware aggiornato. I dettagli sono cambiati – invece del proletariato, abbiamo gruppi identitari marginalizzati; invece dei nemici di classe borghesi, abbiamo razzisti e transfobici; invece del realismo socialista, abbiamo dichiarazioni DEI. Ma la struttura profonda è la stessa.


Quella struttura profonda è questa: la verità non si scopre, si assegna. La realtà non è qualcosa da comprendere onestamente ma qualcosa da narrare strategicamente. La lingua non è uno strumento di comunicazione ma un’arma di potere. E chiunque resista alla narrazione approvata non è semplicemente sbagliato – è pericoloso, e deve essere zittito, umiliato o distrutto.


Questo è zakłamanie nella sua forma moderna. Questa è obłuda che indossa una tessera dei diritti umani.


Lo stesso movimento che insiste sul fatto che gli uomini possono diventare donne insisterà, con uguale fervore, che mettere in discussione questo è un atto di violenza. Le stesse istituzioni che pretendono di difendere l’indagine libera sopprimono sistematicamente il dissenso. Le stesse persone che invocano la tolleranza come loro valore più alto sono tra le forze più intolleranti della vita pubblica. La contraddizione non è accidentale – è strutturale. È il sistema che funziona come progettato.


Perché l’Occidente Ancora Non Capisce


Le persone cresciute in libertà tendono ad assumere, a un certo livello, che i cattivi attori sappiano di stare mentendo. Che da qualche parte dietro la performance ideologica ci sia un operatore cinico che riconosce privatamente la realtà. Questa assunzione è sbagliata, ed è il motivo per cui gli occidentali sottovalutano costantemente con cosa hanno a che fare.


La menzogna totalitaria, nella sua fase matura, non è cinica. È creduta. O meglio, crea una condizione in cui la distinzione tra credenza e performance collassa del tutto. Le persone imparano a dire cose in cui non credono con tale fluidità, e per così tanto tempo, che perdono l’accesso a ciò che pensano realmente. 

Questo sistema non produce solo bugiardi – produce persone che non sono più in grado di distinguere chiaramente la verità dal racconto che sono state addestrate a emettere.


Questo ambiente produce anche una sorta di adattamento cognitivo spesso descritto come doppio pensiero – la capacità di tenere due credenze contraddittorie contemporaneamente, e di accettarle entrambe come vere quando richiesto. Non si tratta solo di mentire agli altri, ma di una tolleranza interna appresa verso la contraddizione stessa, dove le incoerenze sono tollerate perché la sopravvivenza dipende da ciò.

Letteralmente storcendo le menti.


Polacchi, cechi, ungheresi e altri che hanno vissuto tutto questo riconoscono il modello immediatamente quando lo vedono nelle istituzioni occidentali oggi. I processi farsa delle folle su Twitter. Il discorso forzato. I test ideologici per l'impiego. L'occultamento nella memoria di fatti scomodi. Le confessioni ritualistiche di privilegio. A un occhio post-comunista, è inconfondibile.


A occhi che hanno conosciuto solo la libertà, sembra un movimento sociale appassionato, per quanto fuorviante.


Quella lacuna nella percezione – tra coloro che hanno il vocabolario per zakłamanie e coloro che non ce l'hanno – potrebbe essere una delle linee di faglia più decisive nel mondo occidentale oggi. Perché non puoi combattere una malattia che non sai nominare. E non puoi nominare ciò per cui la tua lingua non è mai stata costruita per descrivere.


Il primo compito, quindi, è la traduzione – non solo di parole, ma della comprensione vissuta che quelle parole portano con sé. La menzogna non è un difetto di questo sistema. È il sistema. Fino a quando non si capisce questo, l'Occidente continuerà ad arrivare, perennemente sorpreso, scoprendo che le istituzioni in cui aveva fiducia sono state silenziosamente svuotate dall'interno.



Il Progetto Intellettuale Più Distruttivo del Ventesimo Secolo.


La Scuola di Francoforte. Dovresti sapere cos’era, cosa ha costruito e perché stai ancora vivendo al suo interno.


1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934 quando Hitler salì al potere. La civiltà che avevano deciso di smantellare diede loro rifugio quando un’altra cercò di ucciderli. Passarono i successivi cinque decenni producendo l’infrastruttura teorica per quel smantellamento. La civiltà occidentale in sé era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.


2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostennero che la ragione occidentale — la ragione che produsse Newton e il regno della legge — conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata mal usata, ma che la ragione in sé, portata alle sue conclusioni, produce il campo di sterminio. Questa non era una critica delle istituzioni. Era un’accusa alla civiltà stessa.


3. Adorno diede loro l’arma psicologica. La Personalità Autoritaria (1950) classificò il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche ma come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità del padre, sei pre-fascista. L’avversario non era più sbagliato – era malato. Non si discute con una patologia. La si tratta.

Questo rese impossibile il dialogo. Non persuadi qualcuno che sbaglia; diagnostichi qualcuno che è malato. La politica diventa terapia, e il disaccordo diventa patologia.


4. Marcuse diede loro l’arma politica. La Tolleranza Repressiva (1965) sostenne che tollerare idee sbagliate è esso stesso oppressione. La vera tolleranza richiede quindi di sopprimere le idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono zittiti – non nonostante la tolleranza, ma “nel suo nome”. La censura vestita con il vocabolario della liberazione.


5. La generazione che lesse Marcuse a Columbia, Berkeley e Yale andò a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato regolatorio dell’UE. Implementarono l’argomento sinceramente perché era stato insegnato loro come filosofia. Questo fu il più grande trionfo della Scuola di Francoforte: produsse veri credenti.


6. La Teoria Francese prese gli strumenti e li rese estetici. Foucault rese letteraria la critica al potere. Derrida rese filosofica la critica al significato. Deleuze rese elegante la critica all’identità. Un programma politico divenne una sensibilità culturale. Si può discutere con un programma. Una sensibilità è nell’aria che respiri. Quando queste idee raggiunsero il campus americano attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.


7. Una civiltà poggia su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un’eredità degna di essere trasmessa. La Scuola di Francoforte attaccò tutti e tre – sistematicamente e con notevole sofisticazione intellettuale. Produsse una generazione che sa de-costruire e ha dimenticato come costruire. Che vede il potere ovunque e la bellezza da nessuna parte.

Il trionfo ultimo fu far sentire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata divenne sospetta; ogni vincolo divenne oppressione; ogni atto di preservazione divenne reazionario. La de-costruzione divenne la modalità predefinita, mentre la costruzione divenne qualcosa che doveva giustificarsi.


La risposta non è un’altra teoria.

È la cosa che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le evidenze, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.


La macchina della de-costruzione funziona sull’assunzione che nulla valga la pena di essere costruito.


Dimostralo sbagliato.

Di’ la verità, abbi coraggio e costruisci.


La parola tolleranza è stata usata come arma contro di te. L'arma è stata forgiata nel 1965. Dovresti sapere chi l'ha forgiata e perché.


Prima che esistesse la Teoria francese — prima che Foucault, Derrida e Deleuze rendessero la decostruzione elegante ed esportabile — c'era la Scuola di Francoforte. E la Scuola di Francoforte era peggio, perché era deliberata. Foucault giocava con idee che non si aspettava avessero conseguenze. Herbert Marcuse sapeva esattamente cosa stava costruendo.


Questi non erano accademici marginali. L'Istituto per la Ricerca Sociale si trasferì da Francoforte alla Columbia University nel 1934 quando Hitler salì al potere. Finanziati, posizionati e deliberati, passarono i decenni successivi a produrre l'infrastruttura teorica per lo smantellamento della civiltà che aveva loro offerto rifugio. Questo non è ingratitudine – è la logica del progetto. Era universale – si applicava a ogni civiltà occidentale in egual misura.


Marcuse — padrino della Nuova Sinistra — pubblicò La Tolleranza Repressiva nel 1965. Il documento politico più influente che la maggior parte delle persone non ha mai letto. Il suo argomento: tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza richiede la soppressione delle idee intolleranti. Tollerare tutto è repressivo. Sopprimere le cose sbagliate è liberatorio. L'argomento è circolare per design – pone la conclusione all'interno della premessa e ti sfida a trovare l'uscita.


L'implicazione pratica è stata esplicitata: ritiro della tolleranza dai movimenti che sono regressivi, dal discorso che rafforza le gerarchie esistenti. La sinistra decide quali movimenti sono regressivi. Tutti gli altri vengono zittiti – non nonostante la tolleranza, ma nel suo nome. La giustificazione più sofisticata per la censura mai prodotta, vestita nel vocabolario della liberazione.


La Teoria francese ha raccolto gli strumenti e li ha resi eleganti. Foucault ha reso letteraria la critica francofortese del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso estetica la critica dell'identità. Ciò che era stato un programma politico è diventato una sensibilità culturale – ed è per questo che si è diffusa più lontano e più velocemente dell'originale. Puoi discutere con un programma politico. Una sensibilità culturale è nell'aria che respiri.


La generazione che ha letto Marcuse è andata avanti a dirigere le università, i media, le fondazioni, le ONG, i dipartimenti di moderazione dei contenuti e l'apparato regolatorio dell'UE. Non hanno implementato il suo argomento con cinismo – l'hanno implementato sinceramente, perché era stato loro insegnato come filosofia.


È per questo che la cancel culture non sembra censura alle persone che la praticano. Il giornalista che richiede la deplatforming di un relatore crede genuinamente di difendere la libertà di espressione. Il dipartimento HR che licenzia il dipendente per l'opinione sbagliata crede genuinamente di creare un ambiente inclusivo. È stato loro insegnato che questo è ciò che significa tolleranza. Marcuse gliel'ha insegnato.


Musk sta combattendo l'argomento di Marcuse da quattro anni, probabilmente senza nemmeno conoscere il nome di Marcuse. Ogni politica di moderazione dei contenuti, ogni boicottaggio degli inserzionisti, ogni assalto regolatorio – questi sono La Tolleranza Repressiva, istituzionalizzata. Il DSA è La Tolleranza Repressiva con un bilancio legale. L'organizzazione di fact-checking è La Tolleranza Repressiva.


La buona notizia: l'argomento fallisce al contatto con una piattaforma libera – perché la soppressione diventa visibile, il meccanismo diventa nominabile, e un meccanismo nominato perde metà del suo potere. È per questo che la Controriforma si muove così velocemente contro X. Non perché X sia pericoloso. Perché X è dove La Tolleranza Repressiva viene nominata.


Stai leggendo questo ora – che è precisamente ciò che La Tolleranza Repressiva era progettata per prevenire.



sabato 5 settembre 2026

Specchio della società moderna

 OMBRE


Ci sono quei giorni in cui ci si sente tristi, magari senza motivi particolari.
In quei momenti di "buio" non c'è da correre ai ripari, non c'è  da distrarsi o peggio medicalizzare alcunché.

C'è questa strana fretta di liberarsi dall'ombra... questo atteggiamento è una forma di violenza verso se stessi, un rifiuto di attraversare ciò che va semplicemente attraversato.
L'ombra non è qualcosa da estirpare, chi rifiuta la propria ombra non diventa affatto luminoso, ma cieco.

Non sei tu quella tristezza. Sei ciò che la osserva sorgere e dissolversi, se solo hai il coraggio di non intervenire subito, di non etichettarla come nemica.

Chi attraversa l'ombra senza combatterla, si rafforza, torna diverso.

L'uomo contemporaneo non ha la capacità di stare fermo nel proprio malessere anche solo per un pomeriggio. Vuole la soluzione immediata. E così facendo perde l'unica cosa che quella giornata no gli stava offrendo, ovvero la possibilità di conoscersi.

martedì 1 settembre 2026

Vedere il Suono

COME SI PUÒ VEDERE IL SUONO?


Do.

Re.

Mi.

Fa.

Sol.

La.

Si.


Ogni nota cambia la forma.


Il suono non è un'astrazione.


È una forza.


Un'energia cinetica invisibile.


Capace di scolpire la materia.


Sabbia su una lastra.


Superficie dell'acqua.


Figure di Chladni.


Lì dove la vibrazione è massima, la materia viene respinta.


Si deposita solo nel silenzio.


Allora il suono diventa visibile.


Frequenze basse: figure semplici, primordiali.


Frequenze alte: mandala, frattali, geometria sacra.


L'universo non si limita a cantare.


Si disegna.


Se una semplice nota organizza la materia con tale precisione…


Immaginate il potere delle parole e dei pensieri che fate risuonare in voi ogni giorno.


Tesla:


«Se volete scoprire i segreti dell'universo, pensate in termini di energia, frequenza e vibrazione.»


Una volta che lo vedete, non ascoltate più allo stesso modo.

Depressione e Cervello

 

Salute

Depressione e cervello: scoperto perché l'ippocampo fatica a produrre nuovi neuroni

La formazione di neuroni nell'ippocampo sembra procedere al rallentatore in chi soffre di depressione, sebbene non sia questa la causa della malattia.
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Il cervello di chi è affetto da depressione ha difficoltà a produrre nuovi neuroni, in una regione in cui si pensa che il processo di neurogenesi continui anche in età adulta: l'ippocampo, una parte del cervello che ha un ruolo fondamentale nella memoria e nell'apprendimento.

La realizzazione di un atlante molto dettagliato dell'ippocampo umano adulto ha permesso di osservare come, nel cervello di chi è affetto da depressione maggiore, la nascita di nuovi neuroni subisca un rallentamento prima che le cellule nervose arrivino alla maturità. I risultati dello studio, che potrebbe suggerire nuovi bersagli terapeutici per chi soffre di depressione, sono stati pubblicati su Nature Medicine.

Ricambio generazionale: il ruolo dell'ippocampo

L'analisi si è concentrata sull'ippocampo perché si ritiene che questa struttura, centro della memoria, conservi cellule progenitrici dei neuroni nonché cellule neurali in diversi stati di maturazione.

A lungo si è ritenuto che nel cervello adulto la produzione di nuovi neuroni fosse sostanzialmente cessata, ma negli ultimi anni si è fatta largo l'ipotesi che nell'ippocampo continui ad avvenire, e che una parte dei neuroni in questa struttura sia periodicamente rinnovata. Comunque, l'entità del processo di neurogenesi (la formazione di nuovi neuroni) nel cervello adulto è ancora oggetto di discussione.

Le varie età dei neuroni e l'analisi genica

Un gruppo di neuroscienziati della Columbia University di New York ha analizzato post-mortem il tessuto cerebrale di 30 persone, 11 delle quali affette da depressione maggiore o depressione clinica. Il sequenziamento dell'RNA nel nucleo di quasi 500 mila cellule dell'ippocampo ha fornito una "fotografia" dell'attività genica di ciascuna cellula. E poiché gli scienziati sanno quali geni sono associati alle varie "età" di una cellula, cioè alle sue diverse fasi di maturazione, questa istantanea ha permesso di capire in che stadio di vita si trovassero le cellule analizzate.

Maturazione azzoppata: cosa succede nelle fasi intermedie

Con queste informazioni, gli scienziati hanno individuato una traiettoria nella genesi di nuovi neuroni: si inizia dalle cellule staminali neurali, che diventano poi progenitrici neurali intermedie, quindi precursori dei neuroni (neuroblasti), infine neuroni immaturi. Chi al momento della morte soffriva di depressione, mostrava una maggiore prevalenza di cellule staminali neurali e una minore di neuroblasti, rispetto al gruppo di controllo. Come se le carte di partenza per produrre nuovi neuroni fossero presenti, ma qualcosa in una qualche fase del processo fosse poi andata storta.

Tuttavia, questi pazienti non mostravano una minore proporzione di neuroni immaturi rispetto agli altri, cosa che sarebbe accaduta se la neurogenesi si fosse bloccata.

Relazione da chiarire ed eventuali nuovi bersagli terapeutici

Lo studio non permette di chiarire se la difficoltà nel produrre nuovi neuroni abbia un ruolo nella genesi della depressione, una malattia che coinvolge diverse aree cerebrali oltre all'ippocampo, o se invece sia più probabile il contrario, che la depressione determini difficoltà nel processo di neurogenesi.

Tuttavia, la scoperta apre le porte a possibili bersagli terapeutici contro questa difficoltosa produzione di cellule nervose: diverse vie metaboliche, tra quelle individuate dai ricercatori come potenzialmente responsabili del disturbo del processo di neurogenesi (come lo stress cellulare, un'alterata plasticità delle sinapsi, o l'attivazione immunitaria) sono infatti potenzialmente trattabili con farmaci.

1 settembre 2026 Elisabetta Intini
MYIA corsi intelligenza artificiale