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martedì 3 novembre 2026

Il DNA si ripara

 IL DNA UMANO CONTIENE MILIARDI DI INFORMAZIONI GENETICHE E POSSIEDE STRAORDINARI MECCANISMI DI RIPARAZIONE. NEL 2026, GLI SCIENZIATI HANNO SCOPERTO NUOVI DETTAGLI SU COME LE CELLULE RIESCONO A RIPARARLO.


All'interno di quasi tutte le cellule del nostro corpo si trova una delle strutture più complesse e affascinanti della natura: il DNA.


Questa molecola custodisce le informazioni genetiche necessarie alla crescita, allo sviluppo e al funzionamento dell'organismo.


Il genoma umano contiene circa 3,2 miliardi di coppie di basi, le unità chimiche che costituiscono il codice genetico. Nelle cellule con due copie complete del genoma, il numero sale a circa 6,4 miliardi.


Ma il dettaglio più sorprendente riguarda le sue dimensioni.


Se potessimo srotolare completamente il DNA contenuto nel nucleo di una singola cellula umana, otterremmo un filamento lungo quasi due metri.


Eppure, tutto questo materiale genetico riesce a entrare in uno spazio microscopico, grazie a un sofisticato sistema di ripiegamento e organizzazione.


Il DNA, infatti, si avvolge intorno a proteine chiamate istoni, formando strutture compatte conosciute come nucleosomi.


Questi complessi vengono ulteriormente organizzati fino a formare la cromatina e i cromosomi.


Ma il DNA non deve soltanto occupare poco spazio.


Deve anche rimanere accessibile alle strutture cellulari che ne leggono, copiano e riparano le informazioni.


Ogni giorno il nostro materiale genetico può subire danni provocati da radiazioni, sostanze chimiche ed errori nei normali processi cellulari.


Tra i danni più pericolosi ci sono le rotture che interessano contemporaneamente entrambi i filamenti della doppia elica.


Se non vengono riparate correttamente, queste lesioni possono provocare mutazioni, alterazioni cromosomiche e contribuire allo sviluppo di malattie come il cancro.


Nel settembre 2026, due studi pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications hanno rivelato nuovi particolari sul funzionamento dei sistemi cellulari di riparazione.


Le ricerche, coordinate da scienziati della Johns Hopkins University insieme ad altri istituti, hanno utilizzato la microscopia crioelettronica per osservare strutture molecolari coinvolte nella riparazione del DNA.


Gli studiosi hanno scoperto come alcune proteine riescano a raggiungere le estremità danneggiate anche quando il DNA è strettamente avvolto intorno agli istoni.


Una proteina chiamata DNA-PKcs contribuisce a superare gli ostacoli creati da questo impacchettamento, permettendo alle strutture di riparazione di operare senza smontare completamente il nucleosoma.


Un secondo studio ha mostrato come altre proteine, tra cui la polimerasi lambda e PNKP, possano collaborare per preparare le estremità danneggiate prima della loro ricongiunzione.


È come se la cellula disponesse di una piccola officina molecolare, capace di riconoscere il danno, lavorare sulle parti compromesse e favorire la ricostruzione della molecola.


Questi meccanismi non sono infallibili, ma sono fondamentali per preservare la stabilità del nostro patrimonio genetico.


Comprenderli meglio potrebbe contribuire, in futuro, allo sviluppo di trattamenti oncologici più mirati.


Esiste poi un altro dato difficile persino da immaginare.


Secondo una stima divulgata dai National Institutes of Health statunitensi, se si disponesse in un'unica linea tutto il DNA del corpo umano, la sua lunghezza complessiva sarebbe paragonabile a circa 88.000 viaggi di andata e ritorno tra la Terra e la Luna.


Una distanza teorica enorme, racchiusa all'interno di un organismo umano.


La complessità del DNA non costituisce una prova scientifica dell'esistenza di Dio, ma rappresenta una delle testimonianze più straordinarie dell'organizzazione della vita.


E ogni nuova scoperta rivela quanto siano sofisticati i processi che permettono alle nostre cellule di funzionare e di proteggere le informazioni genetiche che custodiscono.