"OMOFOBI"
Dire a una persona che è "nata nel corpo sbagliato" è semplicemente un'infamia. Significa sostenere che qualcosa nella sua natura è errato, e che la soluzione è correggere il corpo.
Che dietro possano esserci traumi irrisolti, fragilità strutturali, ferite relazionali che cercano un nome, non è contemplato. Pena l'etichetta generica di "omofobo".
Su questo argomento la clinica è diventata ideologia e il dubbio è diventato reato sociale. Chi prova a cambiare prospettiva ottiene un'etichetta, l'emarginazione, e la discussione si chiude prima di aprirsi. Devono proteggere una narrativa ben precisa.
Il risultato è una forma-pensiero che ha trasformato questo tema in dogma. E come ogni dogma, non produce riflessione ma difensivismo. Chi ne parla si blinda in anticipo, chi ascolta valuta prima da che parte stai, e il ragionamento sparisce del tutto. Non rimane il problema delle persone, rimane la trincea.
Le persone in difficoltà meriterebbero ascolto vero, una prospettiva ampia, non false conferme ideologiche. Meriterebbero qualcuno che stia con loro nel dubbio, non qualcuno che trasformi il dubbio in diagnosi per compiacere una corrente.
Su certi temi oggi è vietato pensare. Non si vuole aiutare nessuno. Si presidia un territorio.
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