Esasperazione
Se un cittadino esasperato si fa giustizia da solo contro chi lo importuna, ecco che parte lo sdegno, la condanna, gli appelli alla civiltà da parte dei media.
Cosa accade se quel cittadino, prima di perdere la pazienza, chiama le forze dell'ordine? Lo sappiamo tutti, un verbale, una segnalazione, un nulla di fatto. E poi? Il magistrato che dovrebbe dare seguito a quella segnalazione che fa? Archivia, rinvia, lascia correre.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, nelle nostre città abbiamo individui senza fissa dimora né alcun controllo che occupano spazi pubblici come territorio di conquista, mentre lo Stato guarda altrove.
Il cittadino esasperato che reagisce in modo scomposto non è una notizia di cui discutere per giorni. Non è suo compito farsi giustizia da solo? Va bene, ma la domanda a cui dare risalto è questa: come mai il sistema continua a produrre le condizioni per cui quella reazione diventa inevitabile? Come mai si continuano a far arrivare persone senza alcuna prospettiva di inserimento, senza controlli, senza un percorso, destinate solo ad aggiungersi a chi già vive ai margini fuori da ogni regola. Chi decide questo?
Non è il cittadino esasperato il sintomo della malattia. Egli è l'ultimo effetto di una catena di responsabilità che nessuno, ai piani alti, ha intenzione di assumersi.
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